Tag: fave

  • Maggio in tavola in Toscana: i piatti, le ricette e i vini della primavera

    Maggio in tavola in Toscana: i piatti, le ricette e i vini della primavera

    C’è un modo per assaporare la Toscana che non passa solo attraverso i suoi paesaggi. È quello che si siede a tavola, segue il ritmo delle stagioni e rispetta quello che la terra offre in ogni momento dell’anno. E maggio, in questo senso, è un mese generoso.

    La natura esplode in colori e profumi, e la cucina toscana – che da sempre trasforma la semplicità in virtù – lo celebra con piatti che raccontano la primavera meglio di qualsiasi parola. Fave e pecorino, carciofi, asparagi selvatici, le prime ciliegie. E poi i grandi classici reinterpretati con le verdure di stagione, accompagnati dai vini giusti perché, come sanno bene i toscani, l’abbinamento è quasi più importante della ricetta stessa.

    Ecco una guida a cosa mettere in tavola (e nel calice) in questo mese di maggio.

    🌿 I protagonisti di maggio: cosa c’è di stagione

    La cucina toscana di maggio si riconosce dal colore: è verde, giallo e rosso. I protagonisti assoluti sono pochi e vanno rispettati nella loro semplicità.

    Fave e pecorino: l’antipasto perfetto

    Se c’è un abbinamento che profuma di campagna toscana in primavera, è quello tra fave fresche e pecorino. Le fave si sgranano a mano (un gesto quasi terapeutico), il pecorino si taglia a dadini, un filo d’olio extravergine, una spolverata di pepe. E il pranzo è servito .

    Si mangia così, direttamente sulla tavola, magari all’aperto, accompagnati da un bicchiere di Vernaccia di San Gimignano o da un Rosato di Sangiovese se la giornata è calda . Non serve altro. È un antipasto, uno spuntino, un rito.

    Consiglio pratico: Le fave si trovano fresche nei mercati contadini di Lucca, Pisa e Pistoia per tutto il mese di maggio. Sceglietele piccole e tenere, si mangiano con la buccia .

    Carciofi alla fiorentina

    I carciofi di maggio – le famose varietà “mamme” o “morellini” – danno il meglio di sé in questo periodo . La ricetta alla fiorentina è diversa da quella romana: niente pangrattato, solo un trito di aglio e prezzemolo, un filo d’olio, vino bianco e una cottura lenta in tegame.

    Ricetta dei Carciofi alla fiorentina :

    1. Pulite i carciofi: eliminate le foglie esterne più dure, tagliate le punte, pelate il gambo. Immergeteli subito in acqua e limone.
    2. Preparate il trito: aglio e prezzemolo finissimi, sale, pepe e olio.
    3. Farcite i carciofi: allargate le foglie con le dita e inserite il trito all’interno.
    4. Disponeteli a testa in giù in un tegame stretto. Aggiungete un giro d’olio sul fondo.
    5. Sfumate con vino bianco, lasciate evaporare, poi aggiungete acqua fino a metà altezza. Coprite e cuocete 25-30 minuti a fuoco dolce.

    Sono pronti quando il gambo è tenero e le foglie interne si staccano facilmente. Ottimi come contorno, ma anche come piatto unico leggero, con del pane toscano .

    I primi piatti della primavera: pici e pappardelle

    La pasta fresca toscana non ha stagione, ma i condimenti sì. A maggio si preparano pici all’aglione (l’aglione è più dolce dell’aglio comune, tipico della Valdichiana) e pappardelle con ragù primaverile .

    Pici all’aglione :

    • Ingredienti: farina di grano duro, acqua, sale per la pasta. Per il sugo: aglioni (cipolle rosse dolci), olio extravergine, peperoncino, pomodoro, pecorino grattugiato.
    • Preparazione: I pici si tirano a mano, arrotolando strisce di pasta sotto il palmo (ci vuole un po’ di pratica, ma il risultato è impagabile). Il sugo si prepara facendo soffriggere l’aglione tritato con olio e peperoncino, aggiungendo poi il pomodoro e lasciando insaporire per una ventina di minuti.
    • Segreto: I pici vanno cotti al dente e mantecati con il sugo e un po’ d’acqua di cottura. Pecorino grattugiato a volontà.

    Abbinamento consigliatoRosso di Montepulciano DOC o Morellino di Scansano, vini freschi e con la giusta acidità per reggere l’aglione senza coprirlo .

    🍷 La Bistecca alla fiorentina (se il tempo si fa caldo)

    Maggio è anche il mese in cui si comincia a pensare alle grigliate all’aperto. E la regina indiscussa è lei: la Bistecca alla fiorentina. Taglio alto di chianina (minimo 4-5 cm, rigorosamente con l’osso), cottura alla brace, dentro al sangue, condita solo con sale grosso a fine cottura .

    Attenzione: la vera fiorentina non si fa sulla piastra, non si cuoce oltre il sangue, non si mette olio a crudo. Solo brace, solo carne, solo sale .

    Abbinamento: Qui non si scherza. Brunello di Montalcino DOCG o Chianti Classico Riserva. Vini con tannino presente, struttura e personalità, capaci di “asciugare” la grassezza della carne e accompagnarne la succulenza senza sopraffarla .

    Se volete osare, anche un Bolgheri Sassicaia (per chi se lo può permettere) o un Carmignano fanno al caso vostro .

    🥣 Le zuppe? Sì, anche a maggio (ma rivisitate)

    Chi ha detto che le zuppe sono solo invernali? La ribollita e la pappa al pomodoro sono figlie del pane raffermo, e il pane raffermo – in una casa toscana che si rispetti – c’è sempre. A maggio si alleggeriscono un po’, si arricchiscono con le verdure primaverili, ma restano piatti iconici .

    Pappa al pomodoro: pane toscano sciapo (senza sale, perché storicamente il sale costava troppo), pomodoro maturo, aglio, basilico, olio extravergine. Si cuoce tutto insieme fino a ottenere una crema densa e profumata .

    • AbbinamentoVernaccia di San Gimignano DOCG – la sua sapidità e i suoi sentori di mela e mandorla bilanciano perfettamente l’acidità del pomodoro .

    Ribollita: cavolo nero, fagioli cannellini, pane raffermo, verdure miste. “Ribollita” perché si cuoce, si lascia riposare, si ribolle il giorno dopo: è sempre più buona .

    • AbbinamentoChianti Classico DOCG – il suo equilibrio tra freschezza, tannino e note di ciliegia e spezie si sposa con la dolcezza delle verdure e la rusticità del piatto .

    🍰 I dolci di maggio: cantucci e Vin Santo (ma non solo)

    Finire un pasto toscano senza un dolce è quasi un peccato. A maggio, con le prime ciliegie di Lari che fanno capolino sui banchi del mercato, si può osare una crostata di ciliegie o una semplice macedonia profumata .

    Ma il grande classico resta il cantuccio (o cantuccini, che dir si voglia) con il Vin Santo. Il rito è preciso: si prende il biscotto, lo si immerge nel vino dolce, lo si lascia inzuppare quel tanto che basta, e poi si assapora .

    AbbinamentoVin Santo del Chianti Classico – note di mandorla, miele e caramello, l’acidità giusta per non essere stucchevole .

    Se siete in provincia di Siena, provate anche i ricciarelli (mandorle, zucchero, albume) o il panforte, più autunnale ma sempre gradito .

    📖 Tabella riassuntiva: piatti e abbinamenti di maggio

    PiattoOccasioneVino consigliatoAlternativa
    Fave e pecorinoAntipasto / AperitivoVernaccia di San GimignanoRosato di Sangiovese
    Carciofi alla fiorentinaContorno / Piatto unicoChianti Colli SenesiBianco sapido
    Pici all’aglionePrimo piattoRosso di Montepulciano DOCMorellino di Scansano
    RibollitaZuppa (anche a maggio)Chianti Classico DOCGBarbera d’Asti
    Pappa al pomodoroZuppaVernaccia di San GimignanoPinot Grigio
    Bistecca alla fiorentinaSecondoBrunello di MontalcinoBolgheri Rosso
    Cantucci e Vin SantoDessertVin Santo del ChiantiSauternes

    ✨ Un’idea in più: il pesto di aglio orsino

    Se volete stupire i vostri ospiti con un piatto raffinato e strettamente legato al territorio, provate i Pici con pesto d’aglio orsino, tartufi di mare, mela verde e mandorle. L’aglio orsino cresce sulle Alpi Apuane proprio a maggio-giugno, e il suo sapore è più delicato dell’aglio comune .

    La ricetta completa è complessa (richiede tartufi di mare freschissimi, che si aprono a crudo come le ostriche), ma il risultato – raccontano gli chef – è un omaggio alla Versilia che unisce montagna e mare in un abbraccio di sapori .

    🍽️ Per concludere: maggio si mangia (e si beve) così

    La cucina toscana di maggio non cerca la complicazione. Cerca la verità degli ingredienti, il rispetto della stagione, la gioia di condividere un pasto all’aperto con un bicchiere di vino davanti.

    Le fave si sgranano chiacchierando, i carciofi si puliscono con calma, i pici si tirano a mano come insegnavano le nonne. E alla fine, quando il piatto è vuoto e il calice anche, ci si accorge che forse – in fondo – la felicità è proprio questa: un tavolo, la primavera, la Toscana.

  • A Tavola con “Sua Maestà” il Baccello: Il Rito di Primavera in Toscana

    A Tavola con “Sua Maestà” il Baccello: Il Rito di Primavera in Toscana

    Se esiste un profumo che annuncia ufficialmente l’arrivo della primavera in Toscana, non è quello delle rose o dei gelsomini, ma quello pungente e fresco dei baccelli appena sgranati.

    Per chi non è toscano, il “baccello” è semplicemente la fava fresca. Ma per noi, il baccello è molto di più: è il simbolo delle scampagnate di Pasquetta, delle merende improvvisate in giardino e di una tradizione contadina che non accenna a sbiadire.


    Il Matrimonio Perfetto: Baccelli e Pecorino

    In Toscana, il baccello non viaggia mai da solo. Il suo compagno di vita ideale è il Pecorino Toscano DOP, preferibilmente “fresco” o “semistagionato”.

    • Il contrasto: La dolcezza leggermente amarognola e la consistenza croccante del baccello crudo si sposano divinamente con la sapidità morbida e lattiginosa del formaggio.
    • Il rito: Non servono forchette. Si sta a tavola, si sgrana il baccello con le mani (sporcandosi le dita con quel tipico verde scuro), si recuperano i semi e si mangiano insieme a una fetta di pecorino e a un pezzo di pane toscano sciocco (senza sale).

    Come Scegliere il Baccello Perfetto al Mercato

    Non tutti i baccelli sono uguali. Per una merenda da re, ecco cosa controllare sui banchi del mercato ad aprile:

    1. Il Colore: Deve essere di un verde brillante, quasi lucido. Se vedi macchie scure o tonalità giallastre, lasciali stare.
    2. Il Suono: Prendi un baccello e piegalo leggermente. Deve fare un “clac” netto, segno di freschezza e turgore. Se si piega senza rompersi, è vecchio.
    3. La Dimensione: I più buoni sono quelli medi. Quelli troppo grandi spesso nascondono semi farinosi e con la “buccia” dura.

    Non solo crudi: Il Baccello in Cucina

    Sebbene il modo migliore per gustarli sia “al naturale”, i baccelli sono protagonisti di ricette storiche:

    • La Garmugia: Una zuppa lucchese raffinatissima che mette insieme tutto il meglio della primavera: baccelli, piselli, carciofi e asparagi selvatici.
    • Baccelli in umido: Saltati in padella con un soffritto di aglio, pancetta (o rigatino) e un pizzico di pomodoro. Un contorno che sa di casa.
    • L’uso delle bucce: I veri risparmiatori toscani non buttano nulla. Le bucce dei baccelli più teneri, una volta private del filamento coriaceo, possono essere bollite e poi ripassate in padella con aglio e peperoncino. Sorprendenti!

    Il Vino Giusto

    Con un piatto così semplice e fresco, serve un vino che non sovrasti i sapori. Un Vermentino della Costa Toscana o un Trebbiano vivace sono l’ideale. Se preferite il rosso, restate su un Chianti d’annata giovane e leggermente fresco di cantina.


    La Curiosità: Perché si dice “Prendere un baccello”?

    In Toscana, l’espressione “prendere un baccello” non ha nulla a che fare con la cucina: significa prendere un granchio, commettere un errore grossolano o, più comunemente, prendere una bella sbronza o un raffreddore improvviso. Ma a tavola, l’unico baccello che vogliamo prendere è quello più verde e croccante del cesto!