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  • Una Guida alla Toscana in Fiore: I Campi di Colza e i Frutteti a Marzo

    Una Guida alla Toscana in Fiore: I Campi di Colza e i Frutteti a Marzo

    C’è un momento magico, tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera, in cui la Toscana si riempie di colori così vividi da sembrare un quadro impressionista. È il mese di marzo, quando la natura si risveglia e il paesaggio si veste a festa per accogliere la nuova stagione.

    Se l’immagine classica della Toscana è fatta di colline dorate e cipressi solitari, marzo aggiunge due nuove tonalità alla tavolozza: il giallo abbagliante della colza e il bianco/rosa tenue dei frutteti in fiore . Uno spettacolo effimero e potente, che trasforma le campagne in un’esperienza sensoriale indimenticabile.

    In questa guida ti portiamo alla scoperta dei luoghi migliori per ammirare queste fioriture, con consigli su come fotografarle al meglio e su cosa abbinare alla tua gita fuori porta.


    Il Giallo della Colza: Un Tappeto di Sole nelle Colline

    La colza, una pianta coltivata per la produzione di olio, regala a marzo uno spettacolo sorprendente: campi interi che si accendono di un giallo intenso e brillante, quasi fluorescente. Incastonati tra il verde dei pascoli e l’argento degli olivi, questi tappeti di colore creano un contrasto visivo che lascia senza fiato .

    Perché a marzo: La colza fiorisce proprio in questo mese, anticipando di qualche settimana altre fioriture più celebri. Le giornate che si allungano e le temperature più miti favoriscono questa esplosione di colore.

    Dove vedere i campi di colza in Toscana

    Non esiste un “campo di colza” ufficiale: la colza è una coltura rotativa, e la sua presenza varia di anno in anno a seconda delle semine. Tuttavia, ci sono alcune zone della Toscana dove è più frequente incontrarla:

    • Le Crete Senesi: Il paesaggio lunare delle argille, con i suoi calanchi e le sue biancane, offre lo sfondo perfetto per il giallo della colza. La zona tra Asciano, San Giovanni d’Asso e Montalcino è ideale. Qui il giallo dei campi contrasta con la terra grigia e i filari di cipressi, creando scorci fotografici unici. Le ampie distese permettono di ammirare la fioritura in tutta la sua estensione.
    • La Val d’Orcia: Patrimonio dell’Umanità UNESCO, la Val d’Orcia a marzo è già di per sé uno spettacolo, con le sue colline perfette e i borghi che sembrano dipinti. Aggiungete un campo di colza in primo piano e il gioco è fatto. Cercate nelle campagne intorno a Pienza, San Quirico d’Orcia e Castiglione d’Orcia. La luce morbida di marzo esalta i contrasti.
    • Il Chianti: Tra Firenze e Siena, il Chianti è famoso per i suoi vigneti. Ma a marzo, tra un filare e l’altro, non è raro imbattersi in appezzamenti di colza che colorano di giallo le pendici delle colline. La zona tra Greve in Chianti e Radda offre bellissimi scorci.
    • La Val di Chiana: La pianura della Val di Chiana, tra Arezzo e Siena, è un territorio agricolo molto fertile. Qui i campi di colza sono piuttosto estesi e facili da individuare lungo la statale o le strade bianche che costeggiano i canali.

    Come fotografare la colza

    • L’ora d’oro: Il momento migliore per fotografare i campi di colza è il mattino presto o il tardo pomeriggio, quando la luce radente esalta la brillantezza del giallo e crea ombre lunghe.
    • Contrasti: Cercate di inquadrare il campo di colza con un elemento tipico del paesaggio toscano: un cipresso solitario, un casolare in pietra, una strada bianca. Il contrasto tra il giallo e questi elementi crea immagini iconiche.
    • Attenzione alla proprietà: Ricordate che i campi sono proprietà privata. Ammirateli e fotografateli dalla strada o dai sentieri pubblici, senza mai entrare o danneggiare le colture.

    Il Bianco e Rosa dei Frutteti: Un Giappone Toscano

    Se i campi di colza offrono uno spettacolo dirompente, i frutteti in fiore regalano un’emozione più intima e poetica. Peschi, albicocchi, ciliegi e susini si coprono di fiori delicati, trasformando le vallate in un tenero dipinto. Un’esperienza che ricorda la fioritura dei ciliegi in Giappone, ma con il fascino rustico della Toscana .

    Perché a marzo: A seconda dell’andamento climatico, da fine febbraio e per tutto marzo, le colline toscane si punteggiano di bianco e rosa. I primi a fiorire sono i mandorli (già a febbraio), seguiti da peschi e albicocchi. I ciliegi, di solito, regalano il loro meglio tra fine marzo e inizio aprile.

    Dove vedere i frutteti in fiore in Toscana

    • La Garfagnana e la Valle del Serchio: Quest’area della Toscana settentrionale, in provincia di Lucca, è famosa per i suoi ciliegi. I borghi di Barga e Coreglia Antelminelli si trasformano in uno scenario da favola, con i ciliegi in fiore che incorniciano il profilo delle Alpi Apuane e dell’Appennino . L’atmosfera è talmente suggestiva che qualcuno l’ha ribattezzata il “Giappone toscano”. Passeggiare per i sentieri intorno a Barga in questo periodo è un’esperienza che consigliamo a tutti gli amanti della natura.
    • Le colline di Pescia e Pistoia: Il territorio intorno a Pescia, in particolare l’area di Vellano, è storicamente dedicato alla floricoltura e alla frutticoltura. Qui i peschi e gli albicocchi fioriscono copiosi, creando un paesaggio a macchie rosa sulle colline che degradano verso la Valdinievole.
    • La Val d’Orcia e le Crete Senesi: Anche qui, oltre alla colza, non mancano i frutteti. Nelle campagne intorno a Pienza, Montepulciano e Montalcino, potrete trovare filari di alberi da frutto in fiore, che aggiungono un tocco di delicatezza al panorama già perfetto.
    • Il territorio di Capalbio e la Maremma: Nella Maremma grossetana, specialmente nell’entroterra di Capalbio, i mandorli e i peschi fioriscono regalando macchie di colore in un paesaggio ancora selvaggio e autentico.

    La fioritura dei ciliegi a Barga: un evento da segnare in agenda

    A Barga, la fioritura dei ciliegi è un evento sentito. Il paese, arroccato sulla collina con il suo bel duomo, è circondato da pendii coltivati a ciliegio. A fine marzo, se il clima è favorevole, lo spettacolo è garantito.

    • Cosa fare: Oltre a passeggiare per i vicoli di Barga, vi consigliamo di percorrere i sentieri che scendono verso la valle o che portano ai borghi vicini come Castelvecchio Pascoli, dove sorge la casa museo del poeta Giovanni Pascoli.
    • Eventi: Spesso in questo periodo vengono organizzate passeggiate guidate alla scoperta della fioritura. Informatevi presso la Pro Loco di Barga.
    • Fotografia: I punti panoramici intorno a Barga offrono viste mozzafiato sui ciliegi in fiore con il duomo sullo sfondo. Uno scatto che vale il viaggio.

    Come Organizzare un Tour della Toscana in Fiore

    Un weekend alla ricerca delle fioriture è l’occasione perfetta per riscoprire una Toscana diversa, più intima e poetica. Ecco come organizzarlo.

    Itinerario consigliato: 3 giorni tra Crete, Orcia e Garfagnana

    • Giorno 1: Le Crete Senesi e la Val d’Orcia. Partenza da Siena o Arezzo. Dedicate la mattina alla scoperta delle Crete, da Asciano verso San Giovanni d’Asso. Nel pomeriggio, spostatevi in Val d’Orcia, raggiungendo Pienza e San Quirico. Cercate i campi di colza lungo la strada. Pernottamento in un agriturismo della zona.
    • Giorno 2: Da Montalcino a Barga. Al mattino, visitate Montalcino e, se avete tempo, l’abbazia di Sant’Antimo. Dopo pranzo, spostatevi verso nord in direzione Lucca e poi Garfagnana (circa 2,5 ore di auto). Pernottamento a Barga o in un borgo della Valle del Serchio.
    • Giorno 3: La fioritura dei ciliegi in Garfagnana. Dedicate l’intera giornata a esplorare i dintorni di Barga, Coreglia e i sentieri della valle. Pranzo tipico a base di farro e funghi. Nel tardo pomeriggio, rientro verso casa.

    I migliori punti panoramici

    • Crete Senesi: La strada provinciale 438 “Traversa dei Monti” offre scorci continui sui campi e sui calanchi.
    • Val d’Orcia: La strada che da Pienza va a Monticchiello è un susseguirsi di panorami iconici.
    • Barga: Salite al Duomo di San Cristoforo per una vista a 360° sulla valle e sui ciliegi.

    Cosa mettere in valigia

    • Abbigliamento a strati: Il clima di marzo è variabile. Portate una maglia termica, un pile e un giacchetto impermeabile.
    • Scarpe comode: Per le passeggiate nei sentieri e nei campi (restando sempre sui percorsi consentiti).
    • Attrezzatura fotografica: Macchina fotografica, treppiede (utile per l’ora d’oro) e, se possibile, un teleobiettivo per cogliere i dettagli dei fiori.
    • Acqua e snack: Soprattutto se vi avventurate in zone poco abitate.

    Quando andare: il calendario delle fioriture

    • Metà febbraio – metà marzo: Mandorli in fiore (soprattutto in Lunigiana e Maremma) .
    • Marzo: Colza in piena fioritura.
    • Metà marzo – inizio aprile: Peschi e albicocchi.
    • Fine marzo – metà aprile: Ciliegi in fiore (Garfagnana) .

    La Toscana a Marzo: Il Mese della Rinascita

    Visitare la Toscana a marzo significa assistere al suo risveglio più autentico . I colori sono tenui, la luce è morbida, i turisti sono pochi. Potrete godervi i borghi con calma, passeggiare per i musei senza code e assaggiare i primi piatti primaverili nelle trattorie .

    E in più, c’è lo spettacolo delle fioriture. Uno spettacolo gratuito, generoso, che la natura offre a chi sa aspettarlo. Un invito a viaggiare lentamente, a guardarsi intorno, a fermarsi per respirare la bellezza .

    Consiglio finale: Prima di partire, seguite gli hashtag #colza #fioritura #toscana #barganofiorita sui social. Vi daranno indicazioni in tempo reale sullo stato delle fioriture e sui luoghi più suggestivi del momento. E ricordate: ogni anno è diverso, ma la magia è sempre la stessa.

    Buona caccia alla Toscana in fiore

  • Week-end alla Ricerca del Mandorlo in Fiore: Itinerari tra Lucca e la Lunigiana

    Week-end alla Ricerca del Mandorlo in Fiore: Itinerari tra Lucca e la Lunigiana

    Mentre gran parte della Toscana aspetta ancora il risveglio della primavera, c’è un angolo di regione che già a fine febbraio e nei primi giorni di marzo si veste di bianco e rosa. È la terra dei mandorli in fiore, un miracolo della natura che trasforma le colline e le vallate in un dipinto impressionista.

    Protagonista di questo spettacolo è la fascia settentrionale della Toscana, quella che dalla Piana di Lucca si addentra nelle valli e risale fino alla storica regione della Lunigiana. Un territorio di confine, da sempre crocevia di popoli e culture, dove i mandorli non sono solo alberi da frutto, ma veri e propri custodi di un paesaggio e di una tradizione secolare. I loro rami spogli, per primi, osano sfidare gli ultimi freddi regalandoci una fioritura che sa di speranza e rinascita.

    Ecco due itinerari per un weekend indimenticabile alla ricerca di questo spettacolo effimero e delicato.


    Perché il Mandorlo? Un Simbolo di Antica Saggezza

    Il mandorlo è tra gli alberi da frutto più longevi e resistenti. In Lunigiana, la sua presenza è antica e radicata. Introdotto probabilmente dai monaci benedettini lungo le vie di pellegrinaggio (come la Via Francigena), è sempre stato un bene prezioso per le comunità contadine. Le sue mandorle, ricche di proprietà nutritive, venivano utilizzate in cucina, nella pasticceria povera e persino per ricavare un latte vegetale durante i periodi di magra.

    Oggi, ammirare un mandorlo in fiore significa immergersi in un paesaggio culturale, dove la bellezza della natura si intreccia con la storia e il lavoro dell’uomo.


    Itinerario 1: Dalle Pizzorne alla Valle del Serchio

    Questo primo itinerario è adatto a chi vuole combinare la scoperta di luoghi suggestivi con passeggiate nella natura, partendo dalle colline alle spalle di Lucca per poi scendere lungo il corso del fiume Serchio.

    Il Percorso:

    1. Le Pizzorne: Iniziate il vostro weekend salendo sull’altopiano delle Pizzorne, un vero e proprio balcone naturale tra Lucca e la Valle del Serchio. Qui, tra boschi di castagni e cerri, si nascondono piccoli borghi e poderi isolati. Nei prati e lungo i bordi delle strade sterrate, i mandorli, spesso isolati o in piccoli gruppi, creano macchie di colore inaspettate. Il silenzio è rotto solo dal vento e dal canto degli uccelli. Un luogo perfetto per una camminata rigenerante.
    2. Discesa verso la Valle del Serchio: Scendendo verso il fondovalle, la presenza dei mandorli si fa più fitta. Seguite la strada che costeggia il fiume o che attraversa i paesi collinari come Matraia e Segromigno in Monte. Qui i mandorli fioriti incorniciano le antiche ville lucchesi e le pievi romaniche, creando contrasti di rara bellezza.
    3. Borgo di Castiglione di Garfagnana: Proseguendo verso nord, addentratevi in Garfagnana. Il borgo fortificato di Castiglione, dominato dalla sua imponente rocca estense, è una tappa obbligata. Dai suoi camminamenti, lo sguardo spazia sulle montagne e sulle colline circostanti, dove i mandorli in fiore punteggiano il paesaggio come piccole nuvole posate sui pendii.

    Cosa fare:

    • Passeggiata panoramica: Seguite un sentiero che dal borgo di Castiglione si inoltra verso le campagne. Troverete sicuramente mandorli secolari dai tronchi contorti e dai rami carichi di fiori.
    • Visita a un frantoio: In questa zona si produce un ottimo olio. Alcuni frantoi aprono le porte per visite e degustazioni (meglio prenotare).

    Dove mangiare:
    Fermatevi in un rifugio o in un agriturismo sulle Pizzorne o in Garfagnana per un pranzo caldo a base di farro, funghi e formaggi di pecora. La zuppa di farro è il piatto ideale per riprendersi dopo una camminata.

    Dove dormire:
    Scegliete un agriturismo immerso nelle colline tra Lucca e la Garfagnana. A marzo, i prezzi sono ancora contenuti e potrete godervi il panorama direttamente dalla vostra finestra.


    Itinerario 2: Nel Cuore della Lunigiana, tra Borghi di Pietra e Antiche Vie

    Questo secondo itinerario vi porta dritti nel cuore della Lunigiana storica, la terra dei Castelli e della Via Francigena. Qui la fioritura dei mandorli assume un significato quasi epico, incorniciando rocche millenarie e borghi arroccati.

    Il Percorso:

    1. Pontremoli e la bassa Lunigiana: Iniziate da Pontremoli, il capoluogo storico della Lunigiana, famoso per la sua conformazione a “chiavarina” (strada lunga) e per le sue nobili dimore. Passeggiate sul ponte della Cresa e ammirate il castello del Piagnaro che domina la città. Nei dintorni, verso Filattiera e Villafranca in Lunigiana, la campagna inizia a tingersi di rosa. I mandorli crescono spontanei lungo i terrazzamenti e ai bordi dei campi.
    2. Mulazzo e i feudi dei Malaspina: Proseguite verso Mulazzo, uno dei borghi più belli d’Italia, patria del poeta Dante Alighieri (che qui fu ospite dei Malaspina). Il suo castello e il centro storico, in pietra, sono lo scrigno perfetto per la gemma della fioritura. Da qui, partono diverse strade bianche che si inerpicano sulle colline circostanti, offrendo scorci incredibili con i mandorli in primo piano e le montagne dell’Appennino sullo sfondo.
    3. Il clou: il Santuario di Montesenario (o Monte Santa Croce) e i borghi di grotta: Per il momento più suggestivo, salite verso uno dei luoghi simbolo della Lunigiana, come il Santuario di Montesenario a Filetto (o il Monte Santa Croce a Rocchetta di Vara, se volete sconfinare un attimo in Liguria). Il paesaggio si fa più aspro e selvaggio, ma proprio qui i mandorli, aggrappati alle rocce e alle pendici dei monti, sembrano compiere un miracolo di resilienza. I loro fiori delicati contrastano con la durezza della pietra, creando un’immagine di struggente bellezza.
    4. Tappe d’obbligo: Non perdete borghi come Fosdinovo, con il suo imponente castello che domina la Val di Magra, e Bagnone, con il suo antico mulino e le strette viuzze medievali. In ogni borgo, cercate il mandorlo solitario che fiorisce silenzioso in un angolo del giardino o ai piedi delle mura.

    Cosa fare:

    • Escursione tra i mandorli: Informatevi presso le Pro Loco locali (Pontremoli, Mulazzo, Bagnone) se organizzano passeggiate guidate alla scoperta della fioritura.
    • Assaggi di sapori lunigianesi: Marzo è anche il periodo dei testaroli (una specie di pasta spessa, cotta su testi di terracotta) e della spongata (un dolce speziato tipico del periodo pasquale e delle feste). Cercate queste prelibatezze nei forni e nei negozi tipici.

    Dove mangiare:
    Cercate una trattoria tipica a Mulazzo o a Pontremoli. Assaggiate i primi piatti a base di funghi porcini secchi (ancora ottimi) e la carne alla brace.

    Dove dormire:
    Scegliete un B&B in un borgo storico (Fosdinovo o Mulazzo offrono ottime soluzioni) o un agriturismo con vista sulle colline.


    Consigli pratici per il weekend del Mandorlo in Fiore

    • Il periodo giusto: La fioritura è un evento molto variabile, dipende dall’andamento climatico. In linea di massima, il periodo migliore va da metà febbraio a metà marzo. Per essere sicuri, prima di partire controllate le pagine social delle Pro Loco della zona (soprattutto quelle di Mulazzo, Pontremoli e Bagnone) o cercate l’hashtag #mandorloinfiore #lunigiana per vedere le ultime fioriture segnalate.
    • Abbigliamento: Il tempo in montagna a marzo è mutevole. Vestitevi a strati, con un pile e un giacchetto impermeabile. Non dimenticate scarpe comode per camminare (meglio se da trekking) e un cappello per ripararvi dal sole o dal vento.
    • Fotografia: La luce migliore per fotografare i mandorli è quella del mattino presto o del tardo pomeriggio (l’ora d’oro). Cercate di inquadrare i fiori con un borgo o un castello sullo sfondo per dare profondità e contesto allo scatto.
    • Rispettate la natura: I mandorli sono spesso su terreni privati. Ammirateli dalla strada o dai sentieri pubblici, senza entrare nei campi o spezzare i rami.

    Un weekend tra Lucca e la Lunigiana a marzo è un’esperienza che scalda il cuore e apre gli occhi sulla bellezza più autentica e delicata della Toscana. Buona ricerca e buona fioritura

  • Verso la primavera: i primi segni in campagna toscana

    Verso la primavera: i primi segni in campagna toscana

    Febbraio è un mese di passaggio. L’inverno non ha ancora rilasciato la sua presa, ma se si presta attenzione, si cominciano a sentire i primi sussurri della primavera. In Toscana, terra profondamente legata ai cicli naturali, questo risveglio è uno spettacolo discreto e potente. Non è l’esplosione di maggio, ma una promessa, un prepararsi silenzioso. Per chi sa dove guardare, la campagna inizia a tingersi di nuovi colori, a riempirsi di nuovi profumi e di un’antica frenesia di lavoro. Un invito a uscire, a respirare aria frizzante e a cercare le prime avvisaglie della stagione della luce.


    🌸 Il Bianco dei Mandorli: il Primo Colore della Speranza

    Mentre gran parte degli alberi è ancora spoglia, i mandorli sono i primi a sfidare il freddo. Già dalla fine di gennaio, specialmente nelle zone più miti, si coprono di una nuvola di fiori bianchi o rosati, delicatissimi.

    • Dove ammirarli:
      • Val d’Orcia e Crete Senesi: I filari di mandorli accanto alle fattorie isolati creano quadri poetici contro lo sfondo di colline brulle.
      • Riviera degli Etruschi (Livorno): Il clima più mite della costa anticipa la fioritura. Un giro nelle campagne tra Bolgheri e Castagneto Carducci è già una carezza per gli occhi.
      • Isola d’Elba: Nell’entroterra dell’isola, i mandorli in fiore con vista sul mare sono uno spettacolo unico.
    • Il significato: Nella tradizione contadina, la fioritura del mandorlo era un segnale per iniziare alcuni lavori nei campi. È il simbolo della rinascita precoce, della bellezza che nasce quando tutto sembra ancora fermo.

    🍇 Il Risveglio della Vigna: potatura e “pianto”

    Febbraio è il mese cruciale per la viticoltura. Le viti, dopo il riposo invernale, sono pronte per l’operazione più importante e delicata dell’anno: la potatura.

    • La potatura: Nei filari ordinati del Chianti, del Montalcino, di Montepulciano, si vedono i viticoltori al lavoro. Con forbici precise, scelgono i tralci che porteranno frutto, dando forma alla futura vendemmia. È un’arte antica, fatta di gesti sapienti tramandati. Il paesaggio si trasforma: le viti, prima intricate, diventano scheletri ordinati, pieni di potenziale.
    • Il “pianto” della vite: Pochi giorni dopo il taglio, quando le temperature cominciano a salire, dalle ferite della potatura inizia a gocciolare una linfa trasparente: è il cosiddetto “pianto”. Per i viticoltori è un segno di vitalità, la prova che la pianta è viva e pronta a ricominciare il ciclo. È la prima linfa dell’anno, emozionante come una prima lacrima di gioia.

    🌱 La Terra si Muove: zafferano, grano e orti

    • Lo Zafferano delle Crete Senesi: A fine febbraio, nelle Crete Senesi attorno a San Giovanni d’Asso, si prepara la terra per il re dei fiori. Lo zafferano (crocus sativus) verrà piantato in estate, ma ora si lavorano i campi che lo ospiteranno. Se si è fortunati, si possono già vedere i primi bucaneve o i crochi selvatici viola, cugini dello zafferano, spuntare ai bordi dei sentieri.
    • Il Verde del Grano: Nei vasti campi della Valdichiana e della Maremma, il grano seminato in autunno (il grano “marzuolo”) ha già coperto la terra con un soffice tappeto di un verde brillante e neon, incredibilmente vivido contro il cielo grigio o la terra scura. È il colore della speranza nutrita.
    • Gli Orti in Riordino: Negli orti familiari, si vedono i primi lavori: si vanga, si concima con il letame, si preparano i semenzai al riparo. Compaiono le prime fave, piantate a novembre, che iniziano a fiorire con i loro piccoli fiori neri e bianchi dal profumo dolcissimo.

    🐦 Suoni e Presenze: la campagna si ripopola

    • Il Canto degli Uccelli: All’alba, il coro si fa più ricco. Si sente il tamburellare del picchio nei boschi del Casentino, il canto territoriale delle cinciallegre, e il primo, incerto tentativo dell’usignolo.
    • Gli Animali nei Poderi: Nelle aie delle fattorie, le pecore hanno cominciato a partorire. I primi agnellini, traballanti e bianchissimi, saltellano nei prati ancora gialli, uno spettacolo di tenerezza che annuncia la vita nuova.
    • Le Prime Api: Nelle giornate più soleggiate, le prime api operaie esploratrici escono dagli alveari, attratte dai fiori del mandorlo e del nocciolo (i cui lunghi amenti gialli sono un’importante fonte di polline).

    🥾 Itinerari per Cercatori di Primavera

    1. In Bicicletta nella Val d’Orcia: Percorrere la strada bianca che da Pienza va verso Monticchiello. Cercare i mandorli in fiore accanto ai poderi e osservare il lavoro nei vigneti.
    2. Trekking nel Parco della Maremma: Partendo da Alberese, una passeggiata verso le cave o lungo i sentieri costieri. Oltre al verde del grano, si può avvistare la prima fioritura delle eriche e, con fortuna, i cinghialetti seguiti dalle mamme.
    3. Passeggiata negli Orti Urbani di Lucca: Lungo le mura e nelle zone limitrofe, osservare il risveglio degli orti cittadini, microcosmi di attività contadina.
    4. Drive nel Chianti: Percorrere la Strada dei Colli tra Greve e Radda. Fermarsi in una cantina per una degustazione e chiedere di vedere le vigne in fase di potatura.

    🌼 Il Consiglio del Contadino: Rallentare e Osservare

    La primavera in campagna non si impone, si sussurra. Per coglierla serve:

    1. Rallentare il passo. Meglio una breve passeggiata fatta con attenzione che un’escursione lunga e distratta.
    2. Fermarsi e ascoltare. Chiudere gli occhi e distinguere i suoni: il vento, un uccello, l’acqua di un fossato.
    3. Chinarsi. La prima vera fioritura è spesso bassa, a livello del terreno: le primule, le viole mammole.
    4. Parlare con chi la terra la lavora. Un anziano in un orto, un viticoltore in vigna. La loro conoscenza è enciclopedica e vissuta.

    Febbraio e marzo in Toscana sono per chi ama le sfumature, le attese, le promesse. È il momento in cui la campansa trattiene il respiro, per poi esplodere in aprile. Uscire a cercare questi segni non è solo una gita, è una terapia dell’anima, un ricordarci che anche dopo l’inverno, sempre, arriva un nuovo inizio.

    Avete già scorto i primi segni di primavera dalla vostra finestra o nelle vostre gite?