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  • Tavola di Natale in Toscana: menù tradizionali, ricette di famiglia e sapori d’inverno

    Tavola di Natale in Toscana: menù tradizionali, ricette di famiglia e sapori d’inverno

    La tavola natalizia toscana celebra sapori rustici e antichi, con antipasti sfiziosi, paste ripiene, arrosti succulenti e dolci speziati tramandati da generazioni, perfetti per il pranzo del 25 dicembre o la cena della Vigilia.

    Antipasti: crostini ai fegatini e salumi misti

    Iniziano i crostini ai fegatini di pollo, un classico senese con fegatini saltati in soffritto di cipolla, carota e sedano, sfumati con vino bianco e frullati in crema spalmata su pane toscano sciapo abbrustolito. Originari della tradizione contadina, accompagnano finocchiona, prosciutto e crostini misti, evocando pranzi familiari d’epoca. Abbina un rosato fresco IGT toscano per bilanciare la ricchezza.

    Primi: tortelli di patate o marroni con ragù di cinghiale

    Dal Mugello arrivano i tortelli di patate, pasta fresca ripiena di patate lesse schiacciate con parmigiano e noce moscata, conditi con ragù di cinghiale cotto lento in vino rosso e spezie, piatto da Appennino che unisce pasta povera a selvaggina nobile. In Versilia prevalgono i tordelli con ripieno di carne o, per variare, tortelli di marroni lessati e ragù, radici nelle feste rurali toscane. Scegli Chianti Classico DOCG giovane per il tannino che taglia il grasso.

    Secondi: arista arrosto e fagioli all’uccelletto

    L’arista di maiale arrosto, costine legate e cotte con aglio, rosmarino e vino bianco, nasce da un fraintendimento linguistico del XV secolo (“arista” per lodi a un cosciotto greco), servita con fagioli all’uccelletto stufati in pomodoro, aglio e salvia come da Artusi. In variante appenninica, cinghiale in umido aggiunge intensità selvatica. Abbina Brunello di Montalcino per struttura con carni rosse.

    Dolci: panforte, ricciarelli e cavallucci con Vin Santo

    Il panforte senese medievale, disco di mandorle, noci, canditi, spezie (pepe, chiodi di garofano, cannella) su base di ostia, evolve dal “panpepato” povero per conservabilità natalizia. Ricciarelli, pasta di mandorle con scorza d’arancia e zucchero a velo dal XV secolo, friabili e senza glutine; cavallucci rustici con anice, semi di coriandolo e arancia candita. Concludi con schiacciata fiorentina speziata e Vin Santo toscano passito. Il Vin Santo equilibra spezie e ricchezza.

    Questa tavola unisce costa, campagne e montagne toscane in un menù autentico, caldo e festoso, ideale per condividere storie familiari sotto l’albero.

  • Dicembre 2025 in Toscana: guida agli eventi tra Natale, cultura e tradizioni

    Dicembre 2025 in Toscana: guida agli eventi tra Natale, cultura e tradizioni

    Dicembre 2025 in Toscana propone un calendario ricco di mercatini, festival delle luci, concerti natalizi, presepi viventi, sagre enogastronomiche e Capodanno in piazza, distribuiti tra costa, città d’arte, entroterra senese e Appennino per tutti i gusti.

    Costa: mercatini e luci per famiglie on the road

    • Viareggio e Pisa (6-24 dicembre): Gustatevi i mercatini sul lungomare con pista di ghiaccio e luminarie: le famiglie adoreranno le animazioni e i trenini, da abbinare a delle passeggiate sulla spiaggia invernale per una insolita esperienza.
    • Livorno a Capodanno : Concerto gratuito in piazza e fuochi sul porto; ideale per chi viaggia on the road , magari da abbinare ad una cena di pesce fresco.
      Nota: la atmosfera marina rilassata è perfetta per famiglie con bimbi attivi.

    Città d’arte: festival luci e concerti per coppie

    • Firenze Florence Lights Up (7 dicembre-7 gennaio): Luminarie su Ponte Vecchio, da integrare con una visita al mercatino tedesco di piazza Santa Croce (15 novembre-21 dicembre) e ai concerti gospel in Duomo, c’è n’è per tutti i gusti: e in più le coppie potranno godere di romantici aperitivi panoramici da Piazzale Michelangelo.
    • Siena e Lucca: dal 6 dicembre presepi e live band in Piazza del Campo a Siena per respirare il clima natalizio, mentre a Lucca troveremo il Magico Natale con la Fabbrica di Babbo Natale, amatissima dai più piccoli; da abbinare a cene in osterie storiche per completare l’esperienza.
      Nota: Eleganza rinascimentale con tocchi romantici, ideale per coppie culturali.

    Entroterra e Siena: presepi viventi e sagre per famiglie

    • Arezzo Città del Natale (15 novembre-28 dicembre): Villaggio Tirolese, Casa Babbo Natale in Fortezza: le famiglie ameranno la Lego House e il trenino, da abbinare ad una visita ai presepi di Monterchi.
    • Montepulciano e Cortona (22 novembre-6 gennaio): Mercatini Piazza Grande, Castello Babbo Natale e sagre pecorino Pienza (8-26 dicembre), ottimi per il viaggiatore curioso, per le famiglie e per gli amanti del buon cibo, da abbinare alle degustazioni di Vino Nobile.
      Nota: Borghi da fiaba per famiglie slow, con natura Unesco accanto.

    Appennino e parchi: tradizioni e Capodanno per on the road

    • Casentino: Presepi viventi (dal 26 dicembre al 6 gennaio): a Pratovecchio e Poppi, da integrare alle sagre dei boscaioli e dei trekking facili nel Parco Foreste Casentinesi.
    • Abetone: per Capodanno fuochi in quota e concerto; le coppie attive possono abbinare sci leggero o ciaspolate.
      Nota: Autenticità montana per viaggiatori indipendenti, lontana dal consumismo.

    Questo un piccolo sunto delle attività consigliate:

    AreaFamiglieCoppieOn the road
    CostaMercatini Pisa + spiaggiaCapodanno Livorno + porto
    Città d’arteFirenze Babbo NataleSiena luci + gospelLucca live + osterie
    EntroterraArezzo Lego + treninoMontepulciano viniCortona Etruschi + colline
    AppenninoCasentino presepiAbetone fuochiTrekking + sagre 

    Questa piccola guida bilancia magia natalizia con tradizioni locali, dandovi la possibilità di scegliere per budget e meteo.

  • Natale tra Val d’Orcia e Valdichiana: Montepulciano, Cortona e altri borghi da fiaba

    Natale tra Val d’Orcia e Valdichiana: Montepulciano, Cortona e altri borghi da fiaba

    Le vallate di Val d’Orcia e Valdichiana in dicembre assumono una dimensione da cartolina invernale, con colline brulle, vigneti spogli sotto nebbie mattutine e borghi illuminati che evocano presepi viventi naturali. Montepulciano e Cortona guidano questa fiaba natalizia toscana, unendo mercatini, tradizioni e slow travel ideali per coppie o famiglie.

    Montepulciano: il più grande villaggio di Natale del Centro Italia

    Montepulciano dal 22 novembre al 6 gennaio 2025 anima Piazza Grande con mercatini natalizi, casette artigianali e il Castello di Babbo Natale nella Fortezza Medicea, tra elfi, letterine e pony per bimbi. Luci calde illuminano vicoli rinascimentali e panorami sulla Val d’Orcia nebbiosa, con profumi di Vino Nobile e olio nuovo. Se piove, rifugiati in cantine come Contucci o Le Bottiere per degustazioni di Nobile Riserva con pecorino di Pienza.

    Cortona: percorsi eleganti tra luci e Casa di Babbo Natale

    Cortona propone un percorso natalizio da Piazza Garibaldi a Palazzo Ferretti, con la Casa di Babbo Natale, installazioni luminose e mercatini tra Etruschi e colline della Valdichiana. Le nebbie mattutine avvolgono mura medievali e chiese affrescate, creando scenari fiabeschi da fotografare. Per giorni piovosi, visita la Basilica di Santa Margherita o cantine di Syrah valdichianese, abbinati a lampredotto caldo o zuppe locali.

    Altri borghi: Pienza, Lucignano e Chiusi da fiaba

    Pienza illumina il centro UNESCO con presepi e mercatini di formaggi pecorini (8-26 dicembre), mentre Lucignano ospita un presepe meccanico antico e luminarie e la Fiera del Ceppo; Chiusi aggiunge villaggi natalizi con percorsi etruschi illuminati. Colline spoglie e vigneti invernali incorniciano questi gioielli, perfetti per passeggiate brevi. In caso di pioggia, opta per Bagno Vignoni (piazza termale) o degustazioni a Podere il Casale vicino Pienza.

    Dove dormire: agriturismi con camino come Podere La Marronaia (Montepulciano) o wine resort Relais Il Falconiere (Cortona), con pacchetti invernali che includono cene al fuoco e spa.

    Questa zona regala un Natale intimo tra paesaggi minimalisti e calore umano, con alternative indoor che trasformano la pioggia in opportunità enogastronomica.

  • Firenze a dicembre: luci, mercatini e idee per un city break natalizio

    Firenze a dicembre: luci, mercatini e idee per un city break natalizio

    Firenze a dicembre 2025 si illumina con il mercatino tedesco in piazza Santa Croce, luminarie del festival Florence Lights Up, alberi di Natale e installazioni luminose che trasformano il centro in un set natalizio magico. Mostre invernali nei musei civici, concerti gospel nelle chiese e spettacoli nei teatri completano un city break perfetto tra arte e festa.

    Giorno 1: Mercatino, luci e Oltrarno autentico

    Inizia sabato mattina al Mercatino di Natale in piazza Santa Croce (dal 15 novembre al 21 dicembre, con orario 10-22/23), con casette di legno tedesche piene di artigianato, vin brulé e dolciumi; la casetta di Babbo Natale offre giochi per bimbi e musica live. Pomeriggio: passeggiata tematica tra luminarie di Florence Lights Up su Ponte Vecchio, Palazzo Vecchio e piazze principali (dal 7 dicembre al 7 gennaio), accendendo l’albero in piazza della Signoria. Sera: tappa golosa al caldo da All’Antico Vinaio (rinomato per le sue focacce e schiacciate) o Procacci (panini tartufati), poi quartieri autentici come San Frediano per un aperitivo da La Cité in Oltrarno, lontano dai turisti.

    Giorno 2: Panorami, mostre e concerti sacri

    Mattina: sali a Piazzale Michelangelo per vista sulle luci natalizie del Duomo e Arno, prosegui a San Miniato al Monte per presepe e tramonti precoci (intorno alle 16:40). Pranzo caldo da Trattoria Mario (trippa alla fiorentina). Pomeriggio: mostre invernali nei Musei Civici (percorsi a lume di torcia, lettura di Dickens il 15 dicembre) o Palazzo Medici Riccardi. Sera: concerto natalizio in Santa Maria del Fiore o Teatro Verdi (24 dicembre), cena autentica da Osteria Vini e Vecchi Sapori in Santo Spirito, tra fiorentini veri.

    Firenze autentica emerge nei vicoli di San Niccolò o Navigli per caffè letterari come La Cité Libreria Caffè, unendo magia natalizia a scorci quotidiani.

  • Borghi di Natale in Toscana: presepi, luci e tradizioni da scoprire a dicembre

    Borghi di Natale in Toscana: presepi, luci e tradizioni da scoprire a dicembre

    I borghi toscani in dicembre si accendono di luci natalizie, presepi viventi e antiche tradizioni, offrendo un Natale autentico lontano dalle folle delle grandi città. Questi piccoli centri medievali, tra Arezzo, Siena e Lucca, si trasformano in scenari magici con luminarie, figuranti in abiti d’epoca e profumi di vin brulé, perfetti per viaggi lenti e famiglie.

    Anghiari: vie illuminate come un presepe vivente

    Anghiari ospita “Anghiari di Natale” da dicembre 2025 al 6 gennaio 2026, con mercatini artigianali in casette di legno, cori natalizi e mostre di presepi che animano le stradine medievali. I visitatori passeggiano tra luci calde, prodotti tipici locali e laboratori per bambini, culminando con l’arrivo della Befana in piazza. Questo borgo aretino unisce atmosfera fiabesca a degustazioni di oli nuovi e vini, ideale per un weekend immersivo.

    Castiglion Fiorentino: comparse tra antichi mestieri

    Il presepe vivente di Castiglion Fiorentino anima il centro storico il 21 e 26 dicembre 2025, con oltre 100 figuranti che rappresentano artigiani, pastori, Erode e la Natività partendo da piazza San Francesco. Lungo il percorso tra vicoli caratteristici, si gustano ciacce, castagne e vin brulé, evocando tradizioni secolari. L’evento riporta i visitatori indietro nel tempo, tra palazzi storici e scene di vita quotidiana d’epoca.

    Monterchi e Sansepolcro: presepi tra colline aretine

    A Monterchi, il presepe vivente “Venite Adoremus” si svolge il 26 e 28 dicembre 2025, più 1, 4 e 6 gennaio 2026 nel borgo Le Ville, con 57 scene, 250 figuranti e un chilometro di percorso illuminato da lanterne. Sansepolcro propone il suo a Loc. Gricignano nelle stesse date festive, con figuranti che ricreano la Natività in contesti rurali. Entrambi gli eventi celebrano la Toscana aretina con falò, musiche e antichi mestieri.

    Impruneta, Reggello e borghi lucchesi: tradizioni diffuse

    Impruneta accende il presepe vivente in Basilica la notte di Natale 2025 alle 22:00, mentre Reggello lo organizza a Pie Tosi il 26 dicembre e 4 gennaio 2026. Nei borghi lucchesi come Bagni di Lucca (7 dicembre) e Fabbriche di Vergemoli (21 dicembre), i presepi viventi si intrecciano a rievocazioni medievali e luminarie. Questi appuntamenti uniscono sacro e folklore, con percorsi tra pievi e frazioni illuminate.

    Questi borghi regalano un dicembre intimo e suggestivo, dove luci e presepi esaltano pietre antiche e usanze tramandate, perfetti per scoprire la Toscana invernale autentica.

  • Natale in Toscana con i bambini: mercatini, case di Babbo Natale e villaggi incantati

    Natale in Toscana con i bambini: mercatini, case di Babbo Natale e villaggi incantati

    La Toscana a dicembre 2025 si riempie di magie natalizie pensate per famiglie, con mercatini animati, case di Babbo Natale e villaggi incantati che incantano i più piccoli tra luci, elfi e laboratori creativi. Questi eventi combinano tradizione e divertimento, ideali per weekend senza stress.

    Arezzo Città del Natale: Villaggio Tirolese e Fortezza incantata

    Arezzo dal 15 novembre al 28 dicembre 2025 ospita in piazza Grande il Villaggio Tirolese con casette di legno, dolci e area giochi, mentre la Fortezza Medicea diventa la Casa di Babbo Natale fino al 6 gennaio, con percorsi magici, elfi, planetario e animazioni per bimbi di tutte le età. Aperta giovedì a domenica con orari flessibili (10-19), include Lego Brick House e trenino panoramico, perfetta per famiglie con passeggino. I bambini consegnano letterine e scoprono installazioni luminose in 10.000 mq di meraviglie.

    Montepulciano: il più grande Castello di Babbo Natale del Centro Italia

    Montepulciano dal 16 novembre al 6 gennaio 2025 trasforma il centro storico nel più grande villaggio di Babbo Natale del Centro Italia, con mercatino in Piazza Grande, Castello nella Fortezza Medicea, pony, street food coperto e laboratori con elfi. I piccoli esplorano ambientazioni tematiche, consegnano letterine e gustano vin brulé light per genitori. Ideale per famiglie, unisce panorami della Val d’Orcia a divertimento garantito.

    Montecatini Terme e Empoli: villaggi tematici e attività interattive

    A Montecatini Terme dal 15 novembre al 6 gennaio 2026, il Villaggio di Babbo Natale al Salone Portoghesi offre percorsi per bimbi 2-8 anni con giochi, elfi e ruolo attivo dei genitori, spesso in pacchetti hotel+cena. Empoli diventa Città del Natale con casetta di Babbo Natale, trenino, ruota panoramica, pista di ghiaccio e Casa del Grinch per laboratori sul riciclo. Entrambi propongono attrazioni gratuite o low-cost, con focus su creatività e natura.

    Altri villaggi magici: Lucca, Fucecchio e San Gimignano

    Lucca dal 6 dicembre accende la Fabbrica del Natale e Casa di Babbo Natale in Vicolo San Carlo con laboratori gratuiti; Fucecchio ospita Natalia il Magico Paese di Babbo Natale i weekend di dicembre al Parco Corsini (ingresso libero); San Gimignano illumina torri e propone eventi per bimbi come Città del Natale. Questi spot aggiungono varietà, da parate a incontri con Santa Claus.

    Questi luoghi rendono il Natale toscano un’avventura family-friendly, con spazi sicuri, orari family-oriented e mix di magia e tradizione per creare ricordi indelebili.

  • Mercatini di Natale in Toscana 2025: i più belli tra borghi, luci e profumi d’inverno

    Mercatini di Natale in Toscana 2025: i più belli tra borghi, luci e profumi d’inverno

    Dicembre è il mese perfetto per immergersi nell’atmosfera natalizia toscana, fatta di mercatini caratteristici, luci calde e profumi di prodotti tipici. La Toscana, famosa per il suo patrimonio artistico e paesaggistico, si trasforma nel periodo invernale in un magico scenario dove borghi e città d’arte ospitano mercatini di Natale ricchi di artigianato, prodotti enogastronomici e intrattenimenti per tutta la famiglia.

    Tra i mercatini più noti c’è quello di Firenze in piazza Santa Croce, attivo dal 15 novembre al 21 dicembre 2025, con casette di legno che offrono idee regalo originali, dolci tipici e la magia delle luci nel cuore del centro storico. Aperto dal lunedì al giovedì dalle 10 alle 22, e fino alle 23 nei weekend, questo mercato è un classico imperdibile per chi visita Firenze in inverno. Nel centro commerciale San Donato (Novoli) il mercatino rimane aperto fino al 6 gennaio 2026, perfetto per una tappa comoda e a prova di famiglia.

    Arezzo ospita dal 15 novembre al 28 dicembre il più grande Villaggio Tirolese d’Italia in piazza Grande, con baite in legno, prodotti tipici al gusto di Tirolo e atmosfere alpine in Toscana. Questo mercatino è ideale per chi cerca esperienze tipiche, gastronomia e artigianato di qualità. Anche Montepulciano, nel cuore della Val d’Orcia, offre un suggestivo mercatino con la Casa di Babbo Natale allestita nella Fortezza Medicea, aperta dal 22 novembre al 6 gennaio con eventi tematici e momenti dedicati ai bambini.

    Oltre alle città principali, nella Toscana interna e nei borghi si svolgono mercatini di Natale più piccoli ma altrettanto affascinanti, come “Anghiari si accende” il 14 e 15 dicembre con spettacoli, mercatini e visite guidate, e le Fierucole di Firenze, mercati dedicati all’artigianato sostenibile e ai prodotti naturali distribuiti in vari giorni di dicembre. Questi eventi arricchiscono l’offerta natalizia con atmosfere intime e un contatto diretto con le tradizioni e le produzioni locali.

    Passeggiare tra i mercatini significa sentirsi avvolti dai profumi delle caldarroste, del panforte, delle spezie e dal calore del vin brulé, godendo delle luci natalizie che decorano vie e piazze tra musica e animazioni. Questa esperienza sensoriale e culturale è ideale per visitatori di ogni età, che troveranno nei mercatini toscani uno spaccato autentico dell’inverno italiano.

    Per chi vuole abbinare la visita dei mercatini a scoperte artistiche e gastronomiche, ogni città regala anche la possibilità di scoprire monumenti, musei, ristoranti tradizionali e piccole botteghe dove acquistare specialità enogastronomiche da portare a casa come souvenir natalizi.

  • Copate: Storia, Ricetta e Segreti del Dolce “dei Monaci” tra Siena e l’Antica Roma

    Copate: Storia, Ricetta e Segreti del Dolce “dei Monaci” tra Siena e l’Antica Roma

    Leggere come piume, croccanti e profumate di miele e mandorle. Le Copate (o Copate Senesi) sono uno dei dolci più antichi e caratteristici della tradizione toscana, un vero e proprio gioiello di semplicità e gusto che racconta secoli di storia, di arte monastica e di scambi commerciali. Se il Panforte è il re dei dolci senesi, le Copate sono la sua versione più delicata e mistica, un dolce che sembra sospeso tra cielo e terra.

    Scopriamo insieme le loro origini, come prepararle in casa e il modo migliore per assaporarle.

    Storia e Curiosità: Dalle “Offelle” dei Monaci alle Feste Contadine

    Il nome “Copata” deriva dal latino “cupa” o “copa”, che significa botte, con riferimento ai testi o coperchi di terracotta tra cui venivano cotte le sottilissime cialde. La loro storia è antichissima e affonda le radici addirittura nel mondo classico.

    • Origini Romane: Esiste una ricetta di un dolce molto simile, chiamato “crustulum”, nel ricettario di Marco Gavio Apicio, il più famoso gastronomo dell’antica Roma del I secolo d.C. Questo dolce, fatto di miele e mandorle racchiusi tra due cialde, può essere considerato il progenitore delle nostre Copate.
    • La Tradizione Monastica: Nel Medioevo, la ricetta si rifugiò e si perfezionò all’interno dei monasteri e dei conventi. Qui, i monaci, abili nell’apicoltura e nella lavorazione delle mandorle, iniziarono a produrre le Copate come dolce da consumare in occasioni speciali o da offrire agli ospiti importanti. La loro forma rotonda e bianca richiamava l’ostia consacrata, tanto che in alcune zone venivano chiamate “Pane degli Angeli”.
    • Dolce delle Grandi Occasioni: Data la preziosità degli ingredienti (miele, mandorle e spezie), le Copate erano un tempo riservate alle festività principali, in particolare al Natale e alla Pasqua. Erano un dono prezioso e un simbolo di celebrazione.

    Oggi, le Copate sono un pilastro del Fagotto Senese e un dolce amato in tutta la Toscana, soprattutto nelle province di Siena e Grosseto.

    La Ricetta delle Copate Senesi

    Preparare le Copate in casa è un’operazione che richiede un po’ di pazienza, ma il risultato è davvero sorprendente. La ricetta originale prevede l’uso di ostie, che fungano da cialde.

    Ingredienti (per circa 15-20 Copate):

    • 15-20 ostie tonde per comunione (del diametro di circa 8-10 cm)
    • 300g di mandorle pelate
    • 250g di miele millefiori (o di acacia per un sapore più delicato)
    • 200g di zucchero semolato
    • La scorza grattugiata di 1 arancia non trattata
    • 1 cucchiaino di cannella in polvere
    • 1 albume (facoltativo, per rendere il composto più compatto)

    Procedimento:

    1. Trita le Mandorle: Tosta le mandorle in forno a 180°C per 5-7 minuti fino a quando non saranno dorate e profumate. Lasciale raffreddare completamente, poi tritale grossolanamente. Non devono essere troppo fini, per mantenere una piacevole croccantezza.
    2. Prepara il Composto di Miele e Mandorle: In un pentolino, metti il miele e lo zucchero. Scaldi a fuoco medio-basso, mescolando continuamente, fino a quando lo zucchero non si sarà completamente sciolto e il composto avrà raggiunto una temperatura di circa 120-125°C (stadio della “palla dura”). Se non hai un termometro, fai la prova della goccia in un bicchiere d’acqua fredda: deve formare una palla malleabile.
    3. Manteca il Composto: Togli il pentolino dal fuoco e aggiungi immediatamente le mandorle tritate, la scorza d’arancia e la cannella. Mescola energicamente con un cucchiaio di legno. Il composto inizierà a cristallizzare e a diventare opaco e granuloso. È un passaggio fondamentale per la giusta consistenza.
    4. Assembla le Copate: Prendi una ostia e disponi al centro un cucchiaio abbondante del composto di mandorle, schiacciandolo leggermente. Copri con una seconda ostia, premendo con delicatezza per far aderire i due dischi. Procedi così fino a esaurire gli ingredienti.
    5. La Pressatura (Opzionale ma Tradizionale): Per un risultato perfetto, metti le copate assemblate tra due piani (ad esempio due teglie) e appoggia sopra un peso leggero (un libro pesante) per qualche ora. Questo step farà aderire meglio le ostie al ripieno.
    6. Essiccazione: Lascia le Copate riposare in un luogo asciutto per almeno 12-24 ore prima di consumarle. Questo permetterà alle ostie di ammorbidirsi leggermente assorbendo l’umidità del miele, raggiungendo la tipica consistenza “a sandwich” morbido-croccante.

    Quando e Come Mangiarle: Il Dolce della Festa

    Le Copate sono dolci legati a momenti di convivialità e celebrazione.

    • Natale e Pasqua: Sono le feste per eccellenza in cui trovano posto sulle tavole toscane, spesso come conclusione del pranzo festivo.
    • Il Fagotto Senese: Sono una componente classica e amatissima del paniere dei dolci senesi da regalare.
    • Fine Pasto: Perfette come dolcetto da accompagnare a vini liquorosi o a una tazza di tè.
    • Momento del Caffè: Ottime da sgranocchiare insieme a un caffè come dolcetto spezza-fame.

    Gli Abbinamenti Perfetti

    La delicatezza delle Copate richiede abbinamenti che non le sovrastino, ma che ne esaltino la dolcezza e la croccantezza.

    • Vin Santo: L’abbinamento classico e intramontabile. La sapidità e la complessità del Vin Santo creano un contrasto sublime con la dolcezza del miele e delle mandorle.
    • Moscadello di Montalcino: Un altro grande vino passito toscano, leggermente più aromatico, che sposa benissimo le spezie della Copata.
    • Tè Leggero: Un tè bianco o un tè verde giapponese (come un Sencha) sono abbinamenti raffinatissimi. La loro delicatezza non copre il sapore del dolce e pulisce il palato con eleganza.

    Le Copate sono un dolce che parla di silenzio, di pazienza e di tradizione. Assaggiarne una significa fare un viaggio nel tempo, tra i chiostri di un monastero medievale e le cucine calde delle feste di una volta. Un’autentica delizia da preservare e raccontare.

    Le conoscevi? Hai mai avuto l’occasione di assaggiare le Copate?

  • Il Fagotto Senese: Storia e Significato del Dono Dolce più Prezioso di Siena

    Il Fagotto Senese: Storia e Significato del Dono Dolce più Prezioso di Siena

    Esiste a Siena un’usanza che profuma di spezie, miele e affetto, un’antica tradizione di dono che racchiude l’anima stessa della città nel palmo di una mano. È il Fagotto Senese, un pacchetto di dolci che è molto più di un semplice regalo: è un gesto di stima, un augurio di dolcezza, un simbolo di appartenenza alla comunità senese e alla sua storia senza tempo.

    Scopriamo insieme la storia, i componenti e il profondo significato di questa deliziosa usanza.

    Storia e Significato: Perché si Chiama “Fagotto”?

    Il nome “Fagotto” è già di per sé evocativo. Deriva dal modo in cui questi dolci venivano, e in alcune botteghe tradizionali vengono ancora, impacchettati: avvolti in un foglio di carta da pacchi, legati con uno spago e chiusi con un sigillo di ceralacca, proprio come un piccolo fagotto o un prezioso pacco dono.

    La tradizione affonda le sue radici nella Siena medievale e rinascimentale, una città ricca e potente, crocevia di commerci e di spezie. I suoi dolci, a base di miele, mandorle e spezie preziose, erano un vero lusso. Offrirli in dono era segno di grande rispetto e affetto. Il Fagotto nasce quindi come un dono per occasioni speciali, da portare agli ospiti illustri, ai benefattori o da scambiarsi tra famiglie nobili in segno di alleanza e amicizia.

    Oggi, il Fagotto è un simbolo di ospitalità e generosità. È il modo più autentico e gradito per dire “grazie”, “buone feste” o “benvenuto”.

    Cosa C’è Dentro? I Golosi Protagonisti del Fagotto

    Aprire un Fagotto Senese è come aprire un forziere di sapori. La sua composizione può variare leggermente a seconda della pasticceria, ma tre sono i pilastri irrinunciabili che non possono mai mancare:

    1. Il Panforte: Il re indiscusso. Esistono principalmente due varianti:
      • Panforte Nero (o Panforte Classico): Il più antico, scuro, ricco di pepe e spezie piccanti, con mandorle, noci, nocciole, canditi e miele.
      • Panforte Margherita (o Bianco): Nato nel 1879 in onore della Regina Margherita di Savoia, è più chiaro e delicato, con una maggiore presenza di canditi di cedro, arancia e una copertura di vaniglia. È oggi il più diffuso.
    2. I Ricciarelli: Le morbide e soavi paste di mandorle a base di mandorle dolci, zucchero e albume, dalla caratteristica forma a diamante e la superficie bianca e screpolata. Profumano di arancia e sono l’equilibrio perfetto alla ricchezza del Panforte.
    3. I Cavallucci: I biscotti rustici della tradizione contadina. Morbidi, speziati e ricchi di noci, sono preparati con farina, miele, anice e canditi. Il loro sapore schietto e autentico completa il trio alla perfezione.

    A questi, le pasticcerie possono aggiungere altri dolci tradizionali come le Copate (cialde di ostia farcite con miele e mandorle) o i Bersanieri (biscotti secchi alle mandorle).

    Quando si Regala il Fagotto? Le Occasioni della Tradizione

    Il Fagotto Senese non ha una scadenza. È un dono adatto a molte occasioni, sebbene sia indissolubilmente legato a due momenti precisi dell’anno:

    • Il Periodo Natalizio: È l’occasione per eccellenza. A Natale, regalare un Fagotto è un augurio di dolcezza e prosperità per le feste. È usanza comune averne uno in casa per offrirlo agli ospiti che vengono a fare gli auguri.
    • Fine Pasto di Vigilia e Natale: In molte famiglie senesi, il Fagotto viene “sciolto” e i suoi dolci vengono serviti a fine pasto al posto del dessert, accompagnati da un buon Vin Santo.
    • Occasioni Speciali: È un dono ricercato per un compleanno importante, un anniversario, un ringraziamento sentito o per accogliere degli ospiti in città. Portare un Fagotto Senese a una cena è un gesto di grande eleganza e rispetto per la tradizione.

    Gli Abbinamenti Perfetti: Come Gustare il Fagotto

    Ogni dolce del Fagotto ha il suo compagno ideale. Ecco come creare un’esperienza di gusto indimenticabile:

    • Panforte: La sua scelta è quasi obbligata: un calice di Vin Santo. Il vino dolce e complesso riesce a “pulire” il palato dalla ricchezza speziata del Panforte, in un abbinamento che è pura magia. Alternativa eccellente: un passito o un moscadello.
    • Ricciarelli: Anche loro sposano alla perfezione il Vin Santo, ma sono deliziosi anche con un tè nero profumato (come un Earl Grey) o, per un contrasto intrigante, con un caffè ristretto e amaro.
    • Cavallucci: Essendo biscotti robusti, sono perfetti per essere “inzuppati”. L’abbinamento principe è con il Vin Santo, ma si prestano egregiamente anche a un moscadello o a un tè speziato.

    Regalare o ricevere un Fagotto Senese non significa semplicemente ricevere dei dolci. Significa ricevere un pezzo di storia, un gesto di cura e un assaggio della proverbiale dolce vita senese. È un’usanza che merita di essere preservata e assaporata, un boccone dopo l’altro.

    Hai mai ricevuto o assaggiato un Fagotto Senese? Quale dei suoi dolci ti ha conquistato di più?

  • Ricciarelli di Siena: Storia, Ricetta e Segreti del Dolce di Mandorle più Famoso della Toscana

    Ricciarelli di Siena: Storia, Ricetta e Segreti del Dolce di Mandorle più Famoso della Toscana

    Profumano di arancia candita e di mandorle dolci, hanno una forma rustica a diamante e una superficie bianca e screpolata che promette una morbidezza incredibile. Stiamo parlando dei Ricciarelli di Siena, uno dei dolci più iconici e amati della Toscana, un vero e proprio gioiello di pasticceria che va ben oltre il semplice biscotto.

    Scopriamo insieme la loro affascinante storia, i segreti per prepararli in casa e come gustarli per un’esperienza indimenticabile.

    Storia e Leggende: Da Oriente a Siena

    La storia dei Ricciarelli è avvolta in un alone di leggenda che si mescola alla storia vera. Le loro radici affondano nell’epoca medievale, periodo di intense rotte commerciali e scambi culturali.

    • La Leggenda del Nobile Senese: Si racconta che un nobile senese, di ritorno dalle Crociate, portò con sé dalla Terra Santa una ricetta di dolcetti arabi a base di mandorle, miele e spezie. Questi dolci, chiamati “marzapani”, vennero rielaborati nelle cucine dei palazzi senesi, dando vita a una nuova prelibatezza.
    • Le Nozze di Bianca Cappello: Un’altra teoria li vuole protagonisti delle fastose nozze, nel 1579, tra il Granduca Francesco I de’ Medici e la veneziana Bianca Cappello. Si dice che furono creati per l’occasione e che il loro nome, “Ricciarelli”, derivi dalla forma, che ricorda le ali ripiegate di un angelo (“ricciarello” in senese potrebbe riferirsi a qualcosa di arricciato).
    • La Prima Testimonianza Ufficiale: Al di là delle leggende, la prima documentazione ufficiale che cita i Ricciarelli risale al XVII secolo in un documento della Repubblica di Siena, dove vengono menzionati tra i dolci tassati. Ciò conferma che erano già una specialità così diffusa da essere soggetta a gabella.

    Qualunque sia la loro vera origine, i Ricciarelli sono da secoli il simbolo della dolceria senese, tutelati oggi dal marchio IGP (Indicazione Geografica Protetta), che ne garantisce la ricetta tradizionale e la produzione nel territorio della provincia di Siena.

    La Ricetta Autentica dei Ricciarelli di Siena

    Preparare i Ricciarelli in casa è un’esperienza gratificante che riempie la casa di profumi meravigliosi. La ricetta autentica prevede pochi, semplici ma fondamentali ingredienti.

    Ingredienti (per circa 20 ricciarelli):

    • 250g di mandorle pelate
    • 250g di zucchero semolato
    • 100g di zucchero a velo (+ altro per la finitura)
    • 2 albumi medi (circa 80g)
    • La scorza grattugiata di 1 arancia non trattata
    • 1 cucchiaino di estratto di vaniglia o una bacca di vaniglia
    • 1/2 cucchiaino di lievito per dolci in polvere (facoltativo, per una texture più aerea)
    • Carta di riso (o carta forno)

    Procedimento:

    1. Tosta le Mandorle: Spargi le mandorle su una teglia e tostale in forno a 180°C per 5-7 minuti, fino a quando non saranno leggermente dorate e profumate. Lasciale raffreddare completamente.
    2. Trita le Mandorle: Trita finemente le mandorle raffreddate insieme allo zucchero semolato. Attenzione a non trasformarle in una pasta: devono rimanere in granelli per dare la giusta consistenza.
    3. Impasta: In una ciotola capiente, unisci il trito di mandorle e zucchero, lo zucchero a velo, la scorza d’arancia, la vaniglia e il lievito (se lo usi). Aggiungi gli albumi leggermente montati a schiuma (non montati a neve) e inizia ad amalgamare il tutto. L’impasto sarà inizialmente appiccicoso.
    4. La Maturazione (Fase Cruciale!): Avvolgi l’impasto nella pellicola trasparente e lascialo riposare in frigorifero per almeno 24 ore. Questo passaggio è fondamentale perché lo zucchero si sciolga leggermente, gli aromi si fondano e l’impasso diventi più malleabile e saporito.
    5. Forma i Ricciarelli: Prendi piccole porzioni di impasto (circa 20-25g) e formate dei cilindretti. Appiattiscili leggermente dandone la classica forma ovale o a diamante. Passa ogni ricciarello nello zucchero a velo, ricoprendolo generosamente.
    6. Cuoci: Disponi i ricciarelli sulla teglia foderata con carta di riso (che è la tradizione e impedisce di attaccarsi) o carta forno. Inforna in forno preriscaldato a 150°C per circa 15-20 minuti. I Ricciarelli non devono dorarsi, ma rimanere bianchi. La superficie si screpolerà, creando l’effetto tipico.
    7. Raffredda: Sfornali e lasciali raffreddare completamente sulla teglia. Si induriranno leggermente all’esterno ma rimarranno morbidissimi all’interno.

    Quando e Come Mangiarli: Il Rituale del Gusto

    I Ricciarelli sono dolci per tutti i giorni, ma sono legati a due momenti precisi dell’anno:

    • Natale: Sono il dolce natalizio senese per eccellenza, immancabile nel fagotto dei “pani dolci” da regalare e da gustare durante le feste.
    • Festa dei Defunti: In molte famiglie toscane, la produzione dei Ricciarelli inizia proprio a inizio novembre, come dolce fine e raffinato per onorare la Festa dei Defunti.

    Come assaggiarli al meglio?
    Non vanno mangiati di fretta. Accompagnateli con:

    • Un Vin Santo: L’abbinamento classico, intramontabile. Il sapore dolce e complesso del Vin Santo si sposa alla perfezione con le mandorle e l’arancia, in un sorso che è pura poesia.
    • Un Tè nero o un Infuso: Un tè o un infuso alla cannella e arancia esaltano le spezie e la morbidezza del dolce.
    • Una Cioccolata Calda: Soprattutto in inverno, l’abbinamento con una cioccolata calda densa e profumata è un vero comfort food.

    Serviteli a fine pasto come un vero dessert o come dolce spezza-fame nel pomeriggio. Lasciate che si sciolgano in bocca per apprezzarne ogni sfumatura.

    I Ricciarelli non sono solo un dolce. Sono un pezzo di storia, un simbolo di accoglienza e un inno alla semplicità degli ingredienti di qualità. Assaggiarne uno significa assaggiare un po’ dell’anima dolce e orgogliosa di Siena.

    Hai mai provato a fare i Ricciarelli in casa? Qual è il tuo abbinamento preferito?