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  • Cosa si Mangia a Marzo in Toscana: La Ricetta della ‘Brustico’ e dei Carciofi alla Romana (con un Tocco Toscano)

    Cosa si Mangia a Marzo in Toscana: La Ricetta della ‘Brustico’ e dei Carciofi alla Romana (con un Tocco Toscano)

    Marzo in Toscana è un mese di transizione anche a tavola. Gli ultimi sapori invernali lasciano spazio alle prime, timidissime, primizie primaverili. I banchi dei mercati si riempiono di carciofi, baccelli e erbe di campo, mentre i laghi e i fiumi offrono ancora il meglio della loro pesca.

    In questo articolo vi porto alla scoperta di due piatti che raccontano storie diverse, ma ugualmente autentiche, della tradizione culinaria toscana. Da un lato, il brustico, un’antica preparazione di origini etrusche che sa di fumo e di lago. Dall’altro, i carciofi “alla romana”, rivisitati con quel tocco toscano che trasforma una ricetta laziale in un piatto di famiglia, tramandato di generazione in generazione.

    Due ricette, due storie, un unico denominatore: l’amore per la buona cucina e per i prodotti genuini della nostra terra.


    Il Brustico: un’Antica Ricetta Etrusca che Sa di Lago

    Il brustico (o “abbrusticato”) è un piatto antichissimo, le cui origini affondano nella civiltà etrusca. Si tramanda che i pescatori dei lagi di Chiusi, Montepulciano e del Trasimeno cuocessero il pesce in questo modo rituale, utilizzando ciò che la natura offriva loro in abbondanza: le canne lacustri .

    Il nome deriva dal toscanismo “abbrusticà”, che significa abbrustolire, ed è esattamente ciò che accade al pesce durante la cottura . La particolarità di questa preparazione sta proprio nel combustibile utilizzato: fascine di canne e giunchi raccolti sulle rive del lago. Bruciando, queste canne ancora umide sprigionano un fumo aromatico che impregna il pesce, regalando un profumo e un sapore affumicato inconfondibile .

    La Storia: un Rito che Viene da Lontano

    C’è qualcosa di sacrale nel modo in cui per secoli i pescatori hanno cucinato il pesce di lago su fuochi di canne e giunchi . Un’usanza nata forse dalla necessità (le canne erano il combustibile più a disposizione), ma che è diventata nel tempo una tradizione gelosamente custodita.

    Oggi, il brustico è un piatto celebrato in sagre e feste popolari. Da oltre 30 anni, ad esempio, la terza settimana di luglio a Villastrada, piccolo paese sul Lago di Chiusi, si svolge la tradizionale Sagra del Brustico . Ma marzo, con l’aria ancora frizzante e il desiderio di piatti genuini e confortanti, è il periodo perfetto per riscoprire questo sapore antico.

    La Ricetta Tradizionale del Brustico

    Preparare il brustico a casa è possibile, anche senza le canne di lago (ma se riuscite a procurarvi delle canne secche, il risultato sarà ancora più autentico!). Ecco la ricetta tradizionale .

    Ingredienti per 6 persone:

    • 1 kg di pesce di lago di piccola taglia (luccio, tinca, persico reale, persico sole, scardola, boccalone) 
    • Olio extravergine di oliva q.b.
    • Sale e pepe q.b.
    • Limone (o aceto, a piacere)
    • (Facoltativo) Prezzemolo tritato

    Preparazione:

    1. Preparate il fuoco: Se avete la fortuna di avere delle canne di lago, create una fascina e accendete un fuoco vivo. In alternativa, potete utilizzare della legna aromatica o un barbecue a carbone, cercando di ottenere una brace molto calda.
    2. Cuocete il pesce: Mettete il pesce (intero, con le squame) su una graticola sistemata sopra alla fiamma. Lasciatelo sul fuoco fino a che le squame saranno del tutto bruciate e annerite .
    3. Raschiate le squame: Togliete il pesce dal fuoco e, aiutandovi con un coltellino o una spugnetta metallica, raschiate via le squame carbonizzate partendo dalla testa verso la coda .
    4. Seconda cottura: Rimettete il pesce sulla graticola e proseguite la cottura. Capirete che è pronto quando, raschiandolo nuovamente, risulterà dorato e, togliendo la pinna dorsale, questa si staccherà con facilità dal resto del corpo .
    5. Pulite e sfilettate: Esercitate una leggera pressione nel punto dove avevate tolto la pinna: il pesce si dividerà in due parti. Eliminate la testa, la coda, le lische e le interiora. Otterrete così dei filetti perfetti .
    6. Condite: Disponete i filetti in un largo vassoio e conditeli con olio extravergine di oliva a crudo, sale, pepe e abbondante limone (o qualche goccia di aceto, come preferiscono alcuni). Qualcuno aggiunge anche un pizzico di prezzemolo tritato .

    Il segreto: La vera essenza del brustico è il profumo di fumo delle canne lacustri. Se non potete riprodurlo fedelmente, cercate di ottenere una brace molto aromatica e di cuocere il pesce velocemente a fiamma viva.


    I Carciofi alla Romana… con un Tocco Toscano

    Se il brustico è un piatto di origine antichissima e legato a un territorio specifico, i carciofi “alla romana” sono una ricetta che ha varcato i confini del Lazio ed è entrata nel cuore (e nelle cucine) di molte famiglie toscane.

    La ricetta che vi propongo arriva da una cuoca toscana doc che ha ereditato questa preparazione dalla nonna. La storia è semplice e bellissima: il babbo, rappresentante di commercio, andava spesso a Roma e lì aveva imparato ad amare i carciofi alla romana. Tornato a casa, chiese alla madre di prepararglieli, e lei, pur non essendo un piatto della tradizione toscana, per farlo felice li fece suoi, aggiungendo quel tocco personale che solo una mamma sa dare .

    Il risultato? Dei carciofi che non sono esattamente quelli romani, ma qualcosa di altrettanto buono: un piatto di famiglia, fatto con amore e con ingredienti toscani.

    La Ricetta della Nonna: Carciofi “quasi alla romana” ma fatti da una toscana

    Ingredienti per 4 persone:

    • 4 carciofi (meglio se toscani, quelli maremmani sono perfetti!) 
    • Mezzo bicchiere di olio extravergine di oliva
    • 2 spicchi d’aglio
    • Un ciuffetto di prezzemolo
    • Mezzo bicchiere di vino bianco
    • Sale e pepe q.b.
    • Mezzo limone (per l’acidulato)

    Preparazione:

    1. Pulite i carciofi: Togliete le foglie più dure e tagliate la cima di netto. Pulite anche i gambi, tenendo la parte più tenera, e tagliateli a fettine. Man mano che li pulite, mettete i carciofi in una ciotola con acqua fredda acidulata con il succo di mezzo limone, per evitare che anneriscano .
    2. Preparate il condimento: In una ciotolina, preparate un trito un po’ grosso di aglio e prezzemolo. Aggiungete l’olio, il sale, il pepe e il vino bianco. Mescolate il tutto .
    3. Immergete i carciofi: Prendete i carciofi uno a uno, sbatteteli su un tagliere per far uscire l’acqua in eccesso, e poi tuffateli nel misto di olio e odori, rigirandoli per insaporirli bene .
    4. Disponeteli in pentola: Man mano che sono pronti, mettete i carciofi in una pentola non troppo alta, con i gambi tagliati. Versate sopra il rimanente condimento e aggiungete un bicchiere dell’acqua acidulata dove hanno riposato i carciofi .
    5. Il “segreto” della nonna: Accendete il fuoco a fiamma bassa. A questo punto, la nonna prendeva un tovagliolo, lo bagnava e lo appoggiava sui carciofi, coprendo poi con il coperchio. La nipote ha sostituito il tovagliolo con della carta forno bagnata . Questo sistema permette ai carciofi di cuocere al vapore, rimanendo morbidi e sugosi.
    6. Cuocete: Lasciate cuocere per circa 15 minuti. Controllate di tanto in tanto. Se vedete che c’è ancora troppo liquido, togliete la carta forno 5 minuti prima di spegnere. A molti piacciono anche con un bel po’ di sughetto .
    7. Servite: I carciofi della nonna sono perfetti serviti con del pane leggermente abbrustolito (o anche con pane fresco). Sono un vero godimento !

    Perché Marzo è il Mese Giusto per Questi Piatti

    • Il brustico: Marzo, con le sue giornate che si allungano ma con l’aria ancora frizzante, è il momento ideale per riscoprire i piatti della tradizione contadina e di lago. Il brustico, con il suo profumo di fumo e la sua semplicità, è un omaggio alla cucina povera ma ricca di sapore.
    • I carciofi: Marzo è il mese dei carciofi in Toscana. Le varietà locali, come i carciofi maremmani, sono al massimo della loro tenerezza e sapore . Cucinarli “alla romana” con un tocco toscano significa celebrare il prodotto di stagione nel modo più gustoso e familiare.

    Un Abbinamento Perfetto

    Per accompagnare questi piatti, vi suggerisco due vini toscani:

    • Con il brustico, un Bianco di Pitigliano fresco e sapido, o un Vernaccia di San Gimignano, esalteranno il sapore delicato del pesce di lago.
    • Con i carciofi, la scelta è più difficile perché sono notoriamente “difficili” da abbinare. Un Morellino di Scansano giovane e fresco, o un Bolgheri Rosato, possono essere ottimi compagni. In alternativa, un Vermentino strutturato.

    Marzo in Toscana è anche questo: profumo di fumo che si alza dai laghi, carciofi che cuociono piano piano in pentola, storie di famiglia che si tramandano attraverso il cibo. Buon appetito e buona primavera!

  • Le ricette della nonna per scaldare l’inverno in Toscana

    Le ricette della nonna per scaldare l’inverno in Toscana

    In una tipica casa colonica toscana, quando il vento di tramontana inizia a fischiare tra gli olivi, non c’è stufa o camino che tenga quanto il calore che arriva dalla cucina. È un calore umido, carico di profumi terrosi e profondi, che promette nutrimento per il corpo e conforto per l’anima. Sono i sapori dell’arte povera, trasformata in ricchezza dalla sapienza delle nonne, che con poco — avanzi di pane, verdure dell’orto, un pezzo di carne meno nobile — creavano pietanze diventate icone. In inverno, questa cucina raggiunge la sua massima espressione: è una cucina di attesa (le lunghe cotture), di riutilizzo (il niente si butta) e di condivisione (le pentole grandi per tutta la famiglia). Scopriamo le ricette che hanno scaldato generazioni di toscani.

    1. La Regina: la Ribollita

    Non una semplice zuppa, ma un rito. Il suo nome racconta tutto: è una minestra di verdure e fagioli che, il giorno dopo, viene “ribollita” con l’aggiunta di pane raffermo, diventando un piatto unico, denso e corposo.

    • L’Anima della Ricetta: Il cavolo nero, che deve aver preso la prima gelata per diventare dolce, i fagioli cannellini (quelli di Sorana sono leggendari), le bietole, le carote, il sedano. Il tutto cotto a lungo in un tegame di coccio.
    • Il Segreto della Nonna: La ribollita vera si fa in due giorni. Il primo si prepara la minestra (“la zuppa”). Il secondo si ribolle con fette di pane toscano senza sale, fino a ottenere una consistenza quasi cremosa. Servita con un filo d’olio nuovo crudo e una macinata di pepe nero.
    • Dove Assaggiarla Autentica: In qualsiasi trattoria tra Firenze e Siena, ma ancor meglio nelle case coloniche del Chianti o delle Crete Senesi.

    2. Il Confortevole Abbraccio: la Pappa al Pomodoro

    Se la ribollita è regale, la pappa al pomodoro è l’abbraccio materno. Piatto umilissimo, è la quintessenza della cucina di recupero: pane raffermo, pomodoro, aglio, basilico e olio.

    • L’Anima della Ricetta: La qualità del pomodoro (meglio se pelati o il concentrato fatto in casa, la “conserva”) e la giusta consistenza, che deve essere tra la zuppa e la crema, né troppo liquida né troppo asciutta.
    • Il Segreto della Nonna: Usare un battuto fine di aglio, basilico e sedano per il soffritto. Il pane va aggiunto a tocchetti e lasciato cuocere lentamente, fino a che non si “spappa” completamente, rilasciando i suoi amidi e addensando il tutto. Si serve tiepida, mai bollente.
    • Curiosità: Resa celebre dal film “La guerra dei poveri” con Totò, è il simbolo della capacità di fare del buono con il nulla.

    3. La Forza della Lenta Cottura: lo Stracotto al Chianti

    “Dimenticato” nel forno a legna o sulla stufa per ore, lo stracotto (o “umido”) è la celebrazione della pazienza. Un taglio di carne meno pregiato (come la spalla o il muscolo di manzo) viene reso morbidissimo da una cottura lunghissima nel vino rosso.

    • L’Anima della Ricetta: La marezzatura della carne e il vino rosso robusto (un Chianti Classico o un Rosso di Montalcino) che, cuocendo, diventa una salsa densa e ricca. Il soffritto di sedano, carota e cipolla (“odori”) è fondamentale.
    • Il Segreto della Nonna: La rosolatura iniziale deve essere lenta e attenta, per sigillare bene i succhi. Aggiungere un pezzo di buccia di limone o una bacca di ginepro per tagliare la grassezza. La cottura ideale avviene in un tegame di coccio in forno bassissimo (140°C) per almeno 4 ore.
    • L’Abbinamento Perfetto: Con purè di patate o polenta morbida, per raccogliere ogni goccia di sugo.

    4. Il Mare che Scalda: il Cacciucco alla Livornese

    La costa non è da meno con la sua risposta al freddo. Il cacciucco (da non confondersi con la “caciucca”, che è un tipo di pesce) è una zuppa di pesce piccante e sostanziosa, che segue una regola ferrea: tanti tipi di pesce quante le “C” nel suo nome (si dice siano cinque).

    • L’Anima della Ricetta: La varietà del pesce povero (polpo, seppie, gallinella, scorfano, palombo, ecc.) e il soffritto piccante a base di aglio, peperoncino e pomodoro. Il pane toscano abbrustolito e strofinato con aglio (la “rossetta”) fa da base nella ciotola.
    • Il Segreto della Nonna: Il pesce va aggiunto in base ai tempi di cottura: prima il polpo e le seppie, poi i pesci più nobili. La brodosità è fondamentale, non deve essere un sugo asciutto. Un tempo veniva preparato dai pescatori con il pesce non venduto al mercato.
    • Dove Assaggiarlo: Ovviamente a Livorno, nei ristoranti del quartiere Venezia o delle antiche “friggitorie”.

    5. Il Dolore della Montagna: i Necci e il Castagnaccio

    Dalle foreste dell’Appennino e dell’Amiata, dove il grano scarseggiava, arriva il dolce conforto della castagna. Due facce della stessa medaglia.

    • I Necci: Sono le cialde di farina di castagne cotte su testi di ferro roventi (“i testi”), tradizionalmente farcite con ricotta fresca o di pecora. Caldi e morbidi, profumano di bosco e di affumicato.
    • Il Castagnaccio: La torta di farina di castagne, acqua, olio, pinoli, uvetta e rosmarino. Semplice, vegana ante-litteram, dal sapore intensamente terroso. Il rosmarino non è un optional: è il colpo di genio che lo rende unico.
    • Il Segreto della Nonna: Per i necci, la pastella deve essere della giusta densità. Per il castagnaccio, l’olio deve essere abbondante per creare la crosticina croccante in superficie. Si gustano con un bicchiere di vino novello o di vin santo.

    Il Vademecum della Nonna Toscana per un Inverno Caldo

    1. Il Pentolone di Cotto: Ogni cottura lunga si fa in un tegame di terracotta (coccio). Distribuisce il calore in modo uniforme e dona un sapore inconfondibile.
    2. L’Olio a Crudo: Il filo d’olio extravergine sempre a fine cottura, per mantenerne il profumo e le proprietà.
    3. Il Pane Senza Sale: Non è un capriccio, ma una necessità storica. Permette di regnare sulla sapidità dei piatti ed è perfetto per assorbire salse e zuppe senza diventare eccessivamente salato.
    4. La Legna Giusta: Il forno o il camino dovevano essere alimentati con legna di quercia o olivo, che danno un calore costante e profumi delicati.

    Conclusione: L’Eredità più Preziosa

    Queste ricette sono molto più di un insieme di ingredienti. Sono memoria, geografia e ingegno. Raccontano di inverni senza riscaldamento centrale, dove il calore veniva dal focolare e dalla condivisione del pasto. Raccontano di un legame viscerale con la terra e le sue stagioni. Oggi, preparare una ribollita o uno stracotto seguendo i consigli delle nonne non è solo cucinare. È un atto di amorevole resistenza, un modo per tenere accesa la fiamma di una tradizione che scalda ancora, perché fatta di sostanza, pazienza e sapore vero. È l’invito più autentico a sedersi a tavola, a prendersi il proprio tempo e a riscaldarsi, dentro e fuori, con la Toscana più vera.

  • Tavola di Natale in Toscana: menù tradizionali, ricette di famiglia e sapori d’inverno

    Tavola di Natale in Toscana: menù tradizionali, ricette di famiglia e sapori d’inverno

    La tavola natalizia toscana celebra sapori rustici e antichi, con antipasti sfiziosi, paste ripiene, arrosti succulenti e dolci speziati tramandati da generazioni, perfetti per il pranzo del 25 dicembre o la cena della Vigilia.

    Antipasti: crostini ai fegatini e salumi misti

    Iniziano i crostini ai fegatini di pollo, un classico senese con fegatini saltati in soffritto di cipolla, carota e sedano, sfumati con vino bianco e frullati in crema spalmata su pane toscano sciapo abbrustolito. Originari della tradizione contadina, accompagnano finocchiona, prosciutto e crostini misti, evocando pranzi familiari d’epoca. Abbina un rosato fresco IGT toscano per bilanciare la ricchezza.

    Primi: tortelli di patate o marroni con ragù di cinghiale

    Dal Mugello arrivano i tortelli di patate, pasta fresca ripiena di patate lesse schiacciate con parmigiano e noce moscata, conditi con ragù di cinghiale cotto lento in vino rosso e spezie, piatto da Appennino che unisce pasta povera a selvaggina nobile. In Versilia prevalgono i tordelli con ripieno di carne o, per variare, tortelli di marroni lessati e ragù, radici nelle feste rurali toscane. Scegli Chianti Classico DOCG giovane per il tannino che taglia il grasso.

    Secondi: arista arrosto e fagioli all’uccelletto

    L’arista di maiale arrosto, costine legate e cotte con aglio, rosmarino e vino bianco, nasce da un fraintendimento linguistico del XV secolo (“arista” per lodi a un cosciotto greco), servita con fagioli all’uccelletto stufati in pomodoro, aglio e salvia come da Artusi. In variante appenninica, cinghiale in umido aggiunge intensità selvatica. Abbina Brunello di Montalcino per struttura con carni rosse.

    Dolci: panforte, ricciarelli e cavallucci con Vin Santo

    Il panforte senese medievale, disco di mandorle, noci, canditi, spezie (pepe, chiodi di garofano, cannella) su base di ostia, evolve dal “panpepato” povero per conservabilità natalizia. Ricciarelli, pasta di mandorle con scorza d’arancia e zucchero a velo dal XV secolo, friabili e senza glutine; cavallucci rustici con anice, semi di coriandolo e arancia candita. Concludi con schiacciata fiorentina speziata e Vin Santo toscano passito. Il Vin Santo equilibra spezie e ricchezza.

    Questa tavola unisce costa, campagne e montagne toscane in un menù autentico, caldo e festoso, ideale per condividere storie familiari sotto l’albero.