Deserto di Accona: dove la Toscana diventa paesaggio lunare (e si fa deserto)

C’è un luogo in Toscana che non troverete sui classici cartol illustrati con i cipressi e le colline verdi. Un posto dove l’argilla biancastra si solleva in curiose cupole, il terreno si crepa sotto il sole e il silenzio è rotto solo dal vento. Benvenuti al Deserto di Accona, il lato più nascosto, arcaico e sorprendente delle Crete Senesi.

Si trova a pochi chilometri da Siena, tra i comuni di Asciano, Buonconvento e Montalcino . Eppure, sembra un altro pianeta. Oggi vi porto alla scoperta di questo angolo di Toscana che non vi aspettate.

Ma è davvero un deserto?

La prima domanda che vi sorgerà davanti è: ma questo è davvero un deserto? La risposta è sì e no. No, perché dal punto di vista climatico non lo è: qui piove quasi 800 mm all’anno, un tipico clima mediterraneo con estati calde e secche . Un vero deserto – pensate al Sahara – riceve meno di 250 mm all’anno.

E allora perché si chiama “deserto”? Il nome viene dal Medioevo e racconta la difficoltà di vivere e coltivare queste terre . Secoli fa, chi si avventurava qui vedeva un paesaggio brullo, eroso, quasi inospitale. Un “deserto” appunto, non per la sabbia o il caldo, ma per la desolazione che trasmetteva .

Oggi sappiamo che tecnicamente si tratta di un’area di badlands – “terre cattive” – modellate nei secoli dall’erosione dell’acqua e del vento . Ma lasciate perdere la precisione scientifica: camminare qui regala davvero la sensazione di essere in un deserto, in una Toscana che non avreste mai immaginato.

Un viaggio nel tempo di 4 milioni di anni

La storia geologica del Deserto di Accona inizia milioni di anni fa, quando l’area era ancora sommersa dal Mar Tirreno . Nel periodo del Pliocene (tra 2,5 e 4,5 milioni di anni fa), i fondali marini hanno depositato strati spessi di argilla, salgemma e gesso.

Quando il mare si ritirò, quei sedimenti rimasero scoperti. E l’erosione – acqua piovana, vento, escursioni termiche – iniziò il suo lavoro lento e inesorabile, modellando il terreno fino a creare quello che vediamo oggi .

Biancane e calanchi: i due volti del deserto

Il paesaggio che si presenta ai vostri occhi è dominato da due forme di erosione molto diverse tra loro. Conoscerle vi aiuterà a capire meglio ciò che state osservando.

Le biancane: piccole “balene di terra”

Le biancane sono delle cupole o dossi di argilla dal colore chiaro, quasi bianco, che spuntano dal terreno come piccole balene addormentate . Possono arrivare a un paio di metri d’altezza e la loro superficie è spesso ricoperta da sottili crepe e piccoli solchi. Il colore chiaro è dato dai sali contenuti nell’argilla che, affiorando con l’evaporazione, lasciano una patina chiara. Alcune biancane hanno al loro interno veri e propri tunnel sotterranei scavati dall’acqua che filtra dall’alto .

I calanchi: profondi solchi scavati dall’acqua

Se le biancane sono dolci e morbide, i calanchi sono il loro esatto opposto . Sono profondi solchi e canaloni verticali che tagliano i fianchi delle colline creando creste affilate e dirupi improvvisi. Sono il risultato dell’erosione dell’acqua piovana che, scorrendo veloce su pendii ripidi e privi di vegetazione, ha scavato nel tempo vere e proprie ferite nella terra. Sono spettacolari, aspri, quasi minacciosi.

Arte, spiritualità e un’installazione contemporanea

Il fascino del Deserto di Accona non è solo naturale. L’uomo ha lasciato qui tracce profonde.

L’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore

Dominando l’area da un’altura, ecco l’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore, fondata nel 1313 da Bernardo Tolomei (e completata qualche decennio dopo) . I monaci olivetani scelsero volutamente questo luogo “desertico” per ritirarsi a vita contemplativa. E per combattere l’erosione e il dissesto idrogeologico, piantarono per secoli cipressi e alberi, creando quella macchia verde che ancora oggi circonda il complesso e che contrasta potentemente con l’argilla chiara circostante .

Il chiostro grande è affrescato con Storie di San Benedetto da pittori senesi del XVI secolo come il Sodoma e Signorelli. Dalla terrazza dell’abbazia, lo sguardo spazia su calanchi e biancane: è uno dei panorami più emozionanti della Toscana, soprattutto al tramonto .

Site Transitoire, l’opera nel deserto

Nel 1993 l’artista francese Jean-Paul Philippe ha realizzato un’opera d’arte site-specific chiamata Site Transitoire . Si compone di un sedile e un elemento verticale che incornicia il paesaggio. Non è invadente, anzi: quasi si mimetizza. Ma è pensata per entrare in dialogo con il territorio e con la luce. Nel solstizio d’estate, un raggio di sole passa attraverso l’opera in un modo studiato dall’artista. Un motivo in più per visitarla il 21 giugno.

Cosa fare e vedere

Ci sono diversi modi per esplorare l’area. Ecco i miei consigli.

Percorrere il sentiero delle Biancane di Leonina

Il modo migliore per entrare nel cuore del “deserto” è camminare. Il sentiero naturalistico “Le Biancane di Leonina” è stato recentemente inaugurato proprio per permettere ai visitatori di scoprire l’origine di questo territorio . L’area di Leonina (poco distante dall’abbazia) è una delle zone dove le biancane sono meglio conservate e più accessibili. Il percorso è facile, adatto a tutti, e vi porterà a camminare letteralmente in mezzo a queste formazioni lunari.

Esplorare Lucciola Bella

Un’altra zona celebre per le biancane è Lucciola Bella . Qui il paesaggio è ancora più intatto e solitario. Ideale per chi cerca il silenzio assoluto e vuole scattare fotografie senza incontrare quasi nessuno.

Ammirare i calanchi intorno a Chiusure

Se invece volete vedere la versione più aspra e drammatica del deserto, dirigetevi verso l’antico borgo di Chiusure . Qui i calanchi sono profondi, e dalla strada si aprono viste vertiginose su questi solchi nella terra.

Fotografare al tramonto e all’alba

Le badlands cambiano aspetto con la luce in modo incredibile. Al mattino presto o al tramonto, il sole radente allunga le ombre delle biancane e fa risaltare ogni crepa e ogni piccolo solco. L’argilla chiara assume tonalità calde, dorate, quasi rosa. Portate la macchina fotografica e tanta pazienza: è il momento magico.

Dove si trova e come arrivare

  • Dove: Il Deserto di Accona si trova nel comune di Asciano (provincia di Siena), all’interno delle Crete Senesi. Le aree principali di Leonina, Lucciola Bella e Chiusure sono segnalate .
  • In auto: Il mezzo ideale. Dalla Siena-Bettolle (SS 715) uscire a Castelnuovo Berardenga o Asciano. Da lì seguire le indicazioni per l’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore e poi per Leonina o Chiusure.
  • In treno: La stazione di Asciano-Monte Oliveto Maggiore si trova sulla linea Siena-Chiusi. Da lì si può proseguire a piedi o in bici (ma niente navette, occhio) .
  • Dove parcheggiare: Non ci sono parcheggi strutturati. Lungo le strade bianche si può sostare in punti dove non si intralcia il passaggio. Attenzione: sono strade sterrate, percorribili con qualsiasi auto, ma con prudenza.

Un consiglio da chi c’è stato

Il Deserto di Accona è un luogo fragile. Le argille delle biancane si sgretolano facilmente. Non camminateci sopra se non sui sentieri segnati, non prelevate campioni di terra, non lasciate rifiuti. Siate parte del silenzio, non del disturbo.

E poi, regalatevi una sosta in un agriturismo della zona. Proprio qui, tra queste terre che sembrano così difficili, si producono formaggi pecorino, salumi, miele e olio dal sapore autentico, forte, mineralino. Sa di Toscana antica e sincera.

Il Deserto di Accona non è solo una curiosità geologica. È un insegnamento. Un luogo dove capite che la natura – con l’aiuto dell’uomo, a volte – può plasmare paesaggi di una bellezza inaspettata anche dove tutto sembra perduto. Qui la Toscana si fa nuda, essenziale, e forse proprio per questo ancora più bella.

E voi? Avevate mai sentito parlare di questo “deserto italiano”? Fatemi sapere se lo avete già visitato o se adesso avete voglia di scoprire questo lato nascosto della regione. Alla prossima avventura!

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